Se non ora, quando?

Se non ora, quando?

E insomma.

Avevo già pronto in testa un bel post pontificio, su voi donne che domani manifestate.

Avevo già scritto, mentalmente, un bel po’ di cose, tipo che cazzo protestate contro le Ruby e le Minetti, quando non siete in grado di vedere che le cause del degrado cui assistiamo stanno dentro le vostre teste.

Stavo già pensando a come incitarvi, a spiegarvi come invertire il trend, a come farvi riflettere sul fatto che è la vostra repressione, la vostra chiusura alle esperienze della vita, al sesso e alla gioia, a rendere possibile il mercimonio dei corpi di cui vi lamentate.

Avevo già pronto lo slogan:

“Dàtela. Se non ora, quando?”

E poi è successo, come al solito, qualcosa di inaspettato.

Mio figlio, dopo un’ottima cena a base di pesce preparata un uomo – che sarei io – s’è messo a spulciare youtube in cerca di rutti. Sì, perché lui, quando sente i rutti, è più forte di lui: ride come un matto.

Ed ha trovato alcuni video che lo facevano morir dal ridere. In particolare robe tipo Povia, quando i bambini fanno… Burp! Che invece di “oh” si sente un bel rutto o una scoreggia, come per esempio quello che segue:

Quando i bambini…

E rideva, mio figlio. Come un matto.

E allora io, che non sapevo come passare il tempo, mi sono acceso la Wii e ho cominciato a giocare a basket. E mi sono impegnato. E stavo lì che non si sapeva se pareggiavo, perdevo o vincevo.  E a pochi secondi dalla fine gli avversari computerizzati fanno per tirare. E io alzo il controller, con tanto di motion plus, per stoppare l’avversario e…

CRRRRAAAAASSSSHHHHHH!!!

… prendo in pieno il lampadario Ikea, e lo mando in mille pezzi. Lo distruggo. Lo frantumo. Lo anniento.

E così, d’incanto, cambia la prospettiva.

(Se non ora, quando?)

Dopo averlo portato a casa da sua madre, vado a bere un mojito nel solito locale dove passo dopo che mi capita di portarlo a casa da sua madre, il sabato sera. C’è un gruppetto di ragazzi giovani che suonano e cantano. Sembrano una specie di Cure ad inizio carriera, con un chitarrista negato che si rifugia nel basso, ed un bassista negato se rifugia su una tastiera. E così via. Tranne, il cantante, ovviamente, che sa far bene finta di saper cantare.

Ordino il mojito alla barista. E’ una ragazza che ho visto altre volte. E’ bella. Ma non di quel bello che dici “che bella!”. E’ di un bello atipico che ha un non so che di già visto, che non sai dove, ma lei si è già affacciata alla tua vita, in un posto davanti a te su un treno, o quattro posti a destra e una fila più avanti in un cinema, e ti è rimasta impressa.

E mi fa ‘sto mojito con una cura tale che mi dico: “pensa se ti facesse un pompino con questa stessa cura, verresti matto”.

E dopo che me l’ha dato, il mojito, e le ho intentato un sorriso che vuole essere particolare come la cura che ha messo nel farmi il mojito, attorno a me si snocciolano varie altre donne, ragazze, bambine.

Sono lì tranquille, che ascoltano la musica. E lo capirebbe un sordocieco che non gliene frega un cazzo della Santanchè o delle donne di Repubblica, che manifestano per questo o per quello, per qualunque cosa faccia loro dimenticare di essere un essere umano dotato di libero arbitrio.

Ed è in quel momento che ricordo, che rifocalizzo, che quel cazzo di slogan di quella cazzo di manifestazione del cazzo, è una delle massime massime dello Zen. E’ una di quelle frasi che ti invitano a vivere il momento presente. Accettando a braccia aperte quel che accade, qualunque cosa accada.

Un lampadario rotto.

Un gruppetto musicale smandruppato.

Un mojito fatto con amore.

Per cui pensateci bene, mie care, la prossima volta che vi fregiate di una frase come questa.

Se non ora, quando?

Se lo fate, non aspettate un 13 febbraio del cazzo.

Se avete qualcosa da dire, ditelo subito. Se avete qualcosa da fare, fatelo subito.

Non quando ve lo ordina un Ezio Mauro qualunque.


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8 Responses to this post.

  1. Posted by mezzatazza on 13.02.11 at 14:54

    Mah, io non ho ancora capito perché si parla di “donne” e non di “cittadini”

  2. Posted by alexfor on 13.02.11 at 15:05

    Credo perché fa comodo un po’ a tutti.

  3. Posted by Santiago (keteremillpario) on 13.02.11 at 18:41

    Mi sa che ti sbagli, lo slogan “se non ora, quando?” è tratto dal titolo di un romanzo di Primo Levi. Parla di un soldato ebreo che lotta a fianco dei partigiani. Non credo che facessero riferimento allo Zen.

  4. Posted by alexfor on 13.02.11 at 22:55

    Ketere! Come stai? Che ci fai da queste parti?

    Guarda, per la frase in questione ho trovato due possibili origini, che comunque sono precedenti a Primo Levi.

    Una è ebraica, in quanto viene attribuita ad uno dei compositori del Talmud, Rabbi Hillel, di cui si riporta questa serie di domande: “e non son io per me, chi per me sarà? Quando ci sono, che cosa sono? Se non adesso, quando sarò?”

    Un’altra, che è quella che ho letto io da qualche parte, è attribuita ad un maestro Zen del 1200, un certo Dogen. Trovi qui un link ad un suo racconto in inglese (in italiano non si trova nulla, google restituisce solo risultati sulla manifestazione di oggi…).

    Ad ogni modo, personalmente trovo la domanda molto “Zen” nel senso lato del termine. Molto “vivi nel momento presente, se devi agire fallo ora, non rimandare, non pianificare, ecc.”. A questo senso mi riferivo.

  5. Posted by Graziano (laservaserve) on 17.02.11 at 09:18

    A parte che “un 13 febbraio del cazzo” lo vai dire a qualcun’altro (in quel giorno ho spento 42 candeline, mia moglie solo una candelina-ina-ina), volevo sapere: dov’è poi che fanno quei mojiti fantastici? 😉

  6. Posted by alexfor on 18.02.11 at 10:47

    A Bergamo, Graziano. Sembra incredibile, ma li fanno a Bergamo.

    E tanti auguri del cazzo!

  7. Posted by Santiago (keteremillpario) on 20.02.11 at 20:02

    Wey! niente saltello tra i vostri blogroll, vi leggo ma in silenzio.. come un :ninja:
    sto bene, studiando e con un blog su linux 😀

    ho capito adesso a che ti riferivi… grazie del link appena posso mi guardo racconto!

    io ho visto invece questo post di giovanna cosenza che parlava dei pro e i contro della manifestazione, per lei il titolo rimandava a primo levi, anche se dice che è controproducente fare un richiamo del genere, perché poi lo capiranno in pochi… eccolo:

    http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/02/08/se-non-ora-quando/

  8. Posted by Marco on 22.02.11 at 18:00

    Io avrei una visione distinta, un po’ da donna del centro-destra…

    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/02/se-non-ora-quanto.html

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