La festa del danno

Io odio la festa della donna.

Trovo che sia una delle cose più umilianti che possa subire la donna. Una festa.

Oggi il retore maschilista ve lo mette nel culo per tutto il resto dell’anno. Come fa il primo maggio con i lavoratori. E voi, magari, ringraziate pure.

Donne! PRRRRRRRRRRRRRRRR!!!

Se l’8 marzo è la festa della donna, allora gli altri giorni feste dell’uomo. E’ questo che volete?

Io temo che alle donne le cose vadano bene così. Tanti sbraiti, tante rivendicazioni, tanta indignazione per le Ruby & Company.

Ma avete mai pensato che le Ruby non siano altro che il vostro “specchio”?

“Ecco” – direte ora – “eccone un altro, il solito maschilista, che per lui le donne sono tutte troie.”

Allora, prima di tutto vedete di esprimervi in italiano corretto.

Secondo. Se ormai collegate automaticamente “Ruby” a “troia”, le prime maschiliste siete voi. Perché una donna che vende il suo corpo per qualunque motivo, per rivincita, per fame, per avere successo e tranquillità, per quello che volete, merita rispetto.

Terzo. Non esistono puttanieri senza puttane, e viceversa. Così come non esistono puttane senza sante.

Quarto. Puttanieri, puttane, sante, eccetera, non esistono proprio. Sono categorie mentali, al più statistiche. Perlopiù dettate da schemi moralisti.

Esistono delle donne. E degli uomini. E dentro alle donne, e agli uomini, esistono uomini e donne, storie, caratteri, traumi, eccetera.

Oggi si festeggia un’idea, e nient’altro. E durante la festa ci si lamenta che la realtà non corrisponde all’idea.

(Magari per bocca di un essere estremamente femminile, qual è Giorgio Napolitano)

Ora, avete mai pensato che la situazione in cui versate magari dipende anche da voi? Avete mai pensato che avete tutti i mezzi per essere quello che siete, invece di provare ad essere quello che pensate di dover essere?

Io credo di no. Perché se così fosse, non pensereste di aver bisogno di una festa.

Vedo le donne. Vi guardo, vi osservo.

Vi muovete oscillando tra vari stereotipi, soprattutto due.

Quello della “vittima”, oppressa da millenni di schiavitù dell’uomo “cattivo”, prepotente ed arrogante, sottomessa e condiscendente, che si rifugia in una femminilità dimessa, dai colori opachi e noiosi. Una “Hello Kitty” un po’ cresciutella.

E quello della donna “forte” che ha la sua rivincita, che combatte per i suoi diritti, che fa carriera e “vince” come l’uomo, scimmiottandolo goffamente. Avete presente quanto è disarmante una “Lara Croft”, specie se interpretata da Angelina Jolie?

Ma è possibile che esistano solo queste due opzioni? E provare a pensare, invece, che se il mondo è quello creato dall’uomo, schemi compresi – e siamo ancora fermi all’uomo che caccia gli animali e alla donna che li cucina – allora magari vale la pena di uscirne con qualcosa di nuovo?

E non voglio parlare delle patetiche cene che si faranno stasera. Degli spettacolini che vi concederete, ridicoli simulacri dei ridicoli “bunga bunga” contro cui tanto protestate (se non solo il 13 febbraio, quando?). Delle mimose che servono solo a procurare qualche spicciolo a dei poveri cingalesi. Degli ipocriti auguri degli uomini cui rispondete con i vostri ipocriti sorrisi.

Vedete voi se queste cose hanno un senso.

Io vi dico solo che aborro questa festa. La aborro in quanto donna.

 

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7 Responses to this post.

  1. Posted by Cri on 08.03.11 at 20:46

    Aborro la festa della donna, sono anni che penso che dedicare un giorno alle donne come se fossero una sorta di specie in via di estinzione sembra una sorta di condiscendenza, uno strumento di depotenziamento di possibili rivolte sociali, come i Saturnali o la festa dei folli, dove per un contingentato lasso di tempo ai servi era consentito far da padroni e scaricare così la rabbia accumulata in un intero anno passato a sopportare angherie e soprusi.
    Fatta salva questa premessa, non sono d’accordo con te.
    Tu sostieni che i comportamenti delle donne possono ricomprendersi in una gamma di stereotipi, in linea di massima oscillanti tra il fare la vittima e fare il maschio mancato.
    Io non mi ritrovo in nessuno dei due.
    Potrei dire, per contro, che anche i comportamenti degli uomini possono ricomprendersi in una gamma di stereotipi, in linea di massima oscillanti, più o meno, proprio nelle due categorie da te citate a proposito delle donne: gli atti di una gran quantità di maschi che conosco sono costantemente in bilico tra vittimismo e aggressività, quando non effetto di una miscela esplosiva dei due. Potrei dirlo, l’ho detto, ma nonostante tutto non mi arrendo a queste semplificazioni. Sono testarda, ostinata, disperata e ottimista allo spasimo.
    E dico quest’altro, invece.
    Esistono delle donne, esistono degli uomini. Ma prima ancora di tali categorie di genere, esistono delle persone. Io tale mi sento e sono. Non so come ti senti tu.

  2. Posted by alexfor on 08.03.11 at 22:40

    Ho parlato delle donne perché oggi è la festa delle donne. La festa degli uomini per fortuna non esiste, altrimenti probabilmente avrei scritto cose simili.

    Sì, prima di tutto siamo tutti persone, e sì, esistono differenze notevoli tra uomini e donne. Prima fra tutte la possibilità, che non è data ad un uomo, di portare nel proprio grembo un altro essere umano e di nutrirlo dopo che è nato. E non è una cosa da poco.

    Quanto agli stereotipi, ne esistono sicuramente più di due. La mia è stata una semplificazione volutamente provocatoria. Ad ogni modo, tutti siamo immersi negli stereotipi, sono strutture che ci sono state imposte e/o che abbiamo accettato inconsapevolmente, per ragioni di sopravvivenza. E valgono sia per gli uomini che per le donne.

    Il binomio composto da vittimismo ed aggressività, che sono due facce della stessa medaglia, è uno di questi. E alberga in ciascuno di noi.

    Il fatto che tu non li riconosca in te, permettimi, denota un certo qual misto di vittimismo ed aggressività.

  3. Posted by Cri on 08.03.11 at 23:21

    E adesso che faccio? Se non replico, ricado nello stereotipo del vittimismo; se ti mando affanculo, in quello dell’aggressività; se cerco di argomentare pacatamente sulle tue conclusioni del mio essere un misto di vittimismo ed aggressività, significa che son disposta a non ricusare, almeno non del tutto, questo tuo punto di vista. Ma questo vorrebbe dire riconoscere in me l’albergare del binomio vittimismo ed aggressività, il che contraddirebbe il fatto che non lo riconosco in me, circostanza che tu affermi denotare quel certo qual misto di vittimismo ed aggressività. Dunque proprio il fatto di riconoscerlo porterebbe quale logica conseguenza il non albergare in me di tale binomio. Sono paralizzata. Maledetta festa della donna.

  4. Posted by alexfor on 09.03.11 at 12:36

    Interessante come la disamina delle varie possibilità che, a causa del paradosso da me proposto, si risolvono ovviamente in possibilità logicamente contraddittorie, sfoci nella paralisi.

    Forse è perché il “fuoco” della decisione sta all’esterno (qual è la scelta che può apparire, se vista da fuori, la più logica?), invece che all’interno (cosa ho bisogno / voglia di fare?).

    Nel secondo caso, l’opzione alternativa alla paralisi può essere, appunto, la decisione di fare quello che si ha voglia / bisogno di fare, quello che “la pancia” suggerisce, visto che tanto la logica razionale non porta da nessuna parte.

    Mi riferisco un po’ a questo quando parlo di essere quel che si è, invece di provare ad essere quello che si pensa di dover essere.

    Certo, c’è un problema: la pancia, per sapere cosa vuole, bisogna saperla ascoltare.

  5. Posted by MC on 09.03.11 at 15:15

    La mia paralisi è esclusivamente iperbolica – vorrei dire ovviamente iperbolica, ma si vede che non è poi così ovvio; il che, boh, dipenderà sicuro dalla pochezza del mio umorismo piuttosto che da un eccesso di tua serietà -; dunque le tue conseguenti considerazioni, con monito finale, mi risultano falsate da un presupposto sbagliato. Il che mi porta ad osservare che il vero problema tra uomini e donne è il fraintendimento, originato da un fondamentale difetto di comunicazione, di modi e di stati d’animo prima ancora che di concetti. E così, dopo gli stereotipi, ecco qua pure un bel luogo comune, riposante e confortante.

    (P.S.: io la pancia la ascolto ma, hai ragione, non tanto quanto sarebbe giusto. Sono ancora troppo repressa. Vero è che, se mi disinibissi totalmente, vivrei solo di pizza e cioccolata.)

  6. Posted by notizie on 10.03.11 at 17:43

    Ti do la mia opinione sulla festa della donna in chiave complottista…

    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/03/la-mimosa-e-in-via-destinzione.html

  7. Posted by Aurora on 10.03.11 at 23:28

    la festa dell’ipocrisia. 🙂

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