Solitudine

Ti prende così, all’improvviso. Da dietro quasi.

Tu sei lì che che non ci fai quasi caso. Sorridi verso il nulla, e d’un tratto ti assale.

Basta poco.

La ragazza all’ingresso che ti piace ma non ti caga.

Le due stronze che parlano fra di loro, apparentemente appagate dal loro autistico conversare di argomenti futili.

La tipa che ha la faccia da “chi cazzo me l’ha fatto fare di uscire stasera?”. E tu la guardi un attimo e ti vergogni un po’, perché hai l’impressione che la stai disturbando. E se hai un minimo di psicologia del cazzo nel bagaglio culturale, sai che la sua è solo una difesa di fronte all’ignoto, perché oggi è una tipa qualunque ma domani potrebbe essere una Yara superstar, ricercata da tutti i ricercatori di cadaveri di tipe indifese di questa terra. Ma conta poco, perché la faccia da “chi cazzo me l’ha fatto fare di uscire stasera?” porta con sé un naturale “non mi rompere i coglioni, sfigato”.

E così scappi, e ti ritrovi un’altra volta solo, nella casa che ti sei trovato per viverci la tua “libertà”, e vieni colto da un nugolo di domande a trabocchetto.

“Cos’ho di meno rispetto a quello stronzo che compare all’improvviso, ti sorride e ti accarezza?”

“Ma ti faccio così paura?”

“Ti dà così fastidio se ti guardo i pantaloni di pelle attillati che ti sei messa?”

Perché queste domande, che avresti voluto rivolgere ad altre persone, in un men che non si dica ti si ritorcono contro.

“Ma ne è valsa la pena? Pensi davvero di aver fatto la cosa giusta quando hai deciso di mandare affanculo la tua vita di certezze, di comodità e di sicurezze, per ritrovarti nella notte, davanti ad un computer, dopo aver sgranocchiato due formaggini, a scrivere queste parole, da solo, da solissimo, fumando la centesima sigaretta… Credi davvero di aver fatto la cosa giusta, coglione?”

Sì, porca puttana, ho fatto la cosa giusta.

Ho fatto bene. Magari ne muoio ma, perlomeno, l’ho deciso io.

Magari ci resto solo in queste stanze, ma cazzo, sì, ne valeva la pena. Non c’è nulla che si equipari, nemmeno da lontano, alla sensazione di poter fare quel che vuoi, quando vuoi, senza rendere conto di niente a nessuno.

Per cui ora vai. Lasciami in pace. Levati dai coglioni. Una buona volta.

 

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10 Responses to this post.

  1. Posted by alexander on 13.03.11 at 01:14

    Bello.

  2. Posted by alexfor on 13.03.11 at 10:27

    Grazie 😉

  3. Posted by Aurora on 13.03.11 at 10:51

    “Credo che le risposte rendano saggi. Ma le domande rendano umani”
    Yves Montand.

    Durante i momenti di solitudine o di malinconia, chiedi consiglio ai libri……..

    😉

  4. Posted by alexfor on 13.03.11 at 12:26

    Forse però non si è capito bene quello volevo trasmettere.

    Era solo una serie di emozioni, di sensazioni, di domande e di risposte. Da raccontare, così come vengono fuori.

    Sembra quasi che essere soli, o un po’ malinconici, o un po’ tristi, sia un problema.

    Per me non lo è, affatto.

  5. Posted by Aurora on 13.03.11 at 13:20

    La malinconia è la gioia di sentirsi tristi. (Victor Hugo)

    Ok, ok, la smetto subito.

    🙂

  6. Posted by alexfor on 13.03.11 at 15:58

    Grazie, Aurora. Un’altra citazione di un francese: questo sì sarebbe stato un problema.

    🙂

  7. Posted by uomomordecane on 15.03.11 at 16:28

    “Cos’ho di meno rispetto a quello stronzo che compare all’improvviso, ti sorride e ti accarezza?”

    Te lo mostro.

  8. Posted by mezzatazza on 15.03.11 at 20:49

    =)

  9. Posted by alexfor on 15.03.11 at 22:38

    UMC: Aaaah… Siiiii…. Oooooh…

  10. Posted by notizie del futuro on 21.03.11 at 19:17

    E pensare che è anche morta la poesia, proprio oggi quando se ne celebrava la Giornata Mondiale…

    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/03/oggi-e-morta-la-poesia.html

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