Ricapitolando

Referendum 2011

Dunque, ricapitoliamo.

Il 12 e il 13 giugno, si doveva votare su quattro referendum, due sulla privatizzazione dell’acqua, uno sul nucleare, uno sul legittimo impedimento.

L’ultimo è stato ammesso dalla Cassazione, nonostante la legge sia stata fortemente ridimensionata, di fatto vanificata in quanto “legge ad personam”, dalla Corte Costituzionale: un imputato che è anche presidente del consiglio può invocare il legittimo impedimento, ma sono poi i giudici a stabilire se tale aggettivo è applicabile.

Ciononostante, i promotori di questo referendum, in particolare l’onorevole Di Pietro e gli scilipoti che gli sono rimasti accanto, hanno chiesto a gran voce che si votasse lo stesso. Chissà perché, ditemelo un po’ voi.

I referendum sulla privatizzazione dell’acqua sono stati messi in forse dal neo-ministro Romani, che ha detto che per lui è opportuno fare degli “approfondimenti”. Chissà quali approfondimenti vuole fare, Romani. Forse, novello ministro di un settore così ostico come lo sviluppo, intimorito dalla potenza di predecessori come Scajola, che si ritrovava proprietario di case senza saperne nulla, e di Berlusconi, che scopava troie senza sapere che poi queste volevano dei soldi, vuole capirci qualcosa di più. Vorrà sapere quale significato recondito si celi dietro questa misteriosa parola: “acqua”.

Ma prima ancora dell’acqua, Romani ha bloccato, dopo essersi dichiarato convinto nuclearista, il programma nucleare del governo. Forse, dopo aver sentito che a Fukushima i tecnici della Tepco stavano riversando in mare tonnellate di acqua radioattiva, è andato in confusione, e ha deciso di bloccare tutto.

Oggi Berlusconi ha chiarito che il nucleare è OK per il governo, e che la moratoria del programma è stata fatta per non bloccarlo per troppo tempo, perché la gente impaurita da quanto successo in Giappone avrebbe votato contro, e quindi il programma sarebbe stato bloccato per molti anni. Quindi, meglio bloccarlo per un solo anno, forse due, e poi riavviarlo quando la gente avrà meno paura (sperando che nel frattempo non capiti qualche altra disgrazia), così da avere finalmente, dopo forse un paio di lustri, l’energia che ci serve. Adesso.

Un’idea bizzarra questa della gente impaurita. Come se questa gente votasse un imprenditore monopolista favorito per anni dalla politica per paura dei comunisti. O come se votasse chi si oppone ad un puttaniere per paura che questo si scopi le proprie figlie minorenni.

Ora le opposizioni tutte, dipietri, vendole e bersani vari, gridano allo scandalo: “E’ un furto di democrazia!”

E ci invitano ad andare a votare per l’abrogazione di una serie di leggi che probabilmente, al momento del voto, non esisteranno più, o saranno state svuotate dei contenuti che hanno convinto migliaia di persone ad apporre la propria firma.

Perché a loro, ai promotori e all’opposizione, interessa una politica effettiva, una politica dei risultati, e non utilizzare il nostro voto per misurare la loro capacità di intimorire il governo e di vincere le prossime elezioni. Questi referendum non sono mica un sondaggio sulla forza dell’opposizione, che comporta l’esborso di qualche centinaio di milioni di euro allo Stato, vero?

Bene, direi che ora mi è tutto più chiaro.

Mi rimane solo una domanda, che rivolgo a questi signori, promotori dei referendum e sostenitori dell’astensionismo, opposizioni e maggioranze.

Quand’è che riusciamo a votare un bel referendum per abrogarvi tutti quanti?

 

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