Geronimo, è lei?

Dalla diretta di repubblica.it di oggi, 3 maggio 2011, ore 15:07.

I vicini di casa di Bin Laden non credono alla sua morte.

 

Casa Bin Laden

Suona il campanello: Al – Lah…

– Chi è?

– Sono il vicino, il vicino di casa.

– Chi?

– Il vicino! Il signor Bin Laden.

Sbuffa, e si allontana.

Di nuovo?

Si riavvicina alla porta.

– Ah, ancora lei?

– Sì, mi scusi, mi servirebbe un favore. È importante…

Apre la porta.

– Mi dica, Osama. Ancora bisogno del telefono?

– Sì, mi scusi tanto, signora Zarkawi, ma sa, devo telefonare alla mamma…

– Vabbè, entri… Entri pure.

La padrona fa entrare l’ospite inatteso. E imbarazzato.

– Mi scusi, signor Bin Laden, ma gliel’allacceranno mai questa benedetta linea telefonica? Ormai son cinque anni…

– Signora, cosa le devo dire? Son disperato più di lei. Io col telefono, soprattutto con internet, ci lavoro.

– Ma quale operatore ha scelto? Spero l’operatore nazionale, la Telecom Pakistan, come tutti.

– No, signora… Ho scelto la compagnia nuova. Quella privata. La Mohammedcom. Mi ha colpito tanto la loro reclame: se la fibra non va alla tua casa, la tua casa va alla fibra. Ripensandoci ora, sembra una specie di augurio malefico…

– Ma non poteva prendersi una di quelle chiavette internet che girano adesso?

– Ma signora, lei lo sa il mestiere che faccio. Io ho bisogno di banda. Devo pubblicare i video. E poi con la chiavetta non posso chiamare la mamma. Lei non usa skype.

– Ma provare in quei posti che ci si connette ad internet?

– Gli internet cafè? Secondo lei io dovrei andare fino ad Islamabad, in un internet cafè, per pubblicare i miei video? Ma lo sa che gente li frequenta? Ormai lì è pieno di immigrati. Europei. Italiani. Vanno lì a chattare, e a guardare i siti pornografici . Poi, come se niente fosse, chiamano i famigliari. Per due spicci. Pezzenti. E dicono che vengono qui a lavorare. A distribuire le linee telefoniche… Tzè.

– In effetti…

– Che poi ho un Piccì strafigo. Non so più quanti mega di memoria e di disco fisso. Ho speso un sacco di soldi, all’Uniarab. C’ho messo su tutti i dati dei miei amici, ordinatissimi. Tutti i miei video masterizzati sui divudì. Tutti i miei appuntamenti nel calendario, anche quelli vecchi: 11 settembre 2001, New York, 11 marzo 2004, Madrid… Volevo perfino iscrivermi a Facebook. Certo, avrei usato un fake, come dicono gli infedeli. Pensavo di registrarmi come Muhammar Gheddafi, quel simpaticone libico, lui mi sembra che sia ben voluto in occidente, non avrebbe dato nell’occhio, no?

– Mah, forse ultimamente ha qualche problema… E va bene, usi pure il telefono.

– Grazie.

Digita il numero.

– Ciao mamma, come stai? … Io bene, tutto bene. Un po’ di casino, come al solito. Sai com’è, due mogli e nove bambini. Il solito trambusto. … Eh, il lavoro ultimamente va un po’ così. Ci sono ‘sti giovani, in giro per il Nord Africa, che vogliono fare di testa loro. … I miei due amori stanno abbastanza bene. Certo, Sharìa sai com’è, da una parola in su comincia a dire che mi vuole cacciare di casa. A volte addirittura uccidermi. Intifada, invece, c’ha le sue cose in questi giorni. E la conosci, quando si incazza comincia a tirare le pietre, quindi ci devo stare un po’ attento… Occhèi mamma, cioè volevo dire, va bene mamma, insomma, tutto come al solito. … Sì, va bene, non me la faccio la barba, lo so che ti piace tanto. … Occ-  cioè, volevo dire, sì, mamma, un bacio, ti voglio bene.

Posa la cornetta.

– Grazie signora, le sono riconoscente. Se non ci fosse lei…

– Ma signor Bin Laden…

– Osama, mi chiami pure Osama. Anzi, dopo tutto questo tempo… Non mi dispiacerebbe che ci dessimo del tu.

– Va bene Osama… – arrossisce. – Diamoci del tu. Puoi chiamarmi pure Mariangela, se ti va.

– Mariangela Zarkawi? Vabbè, lasciamo stare.

– Mi sembri un po’ giù, Osama. Va tutto bene veramente?

– Eh, sai, Mariangela. Non è facile. Certo, qui ad Abbottabad sto bene. Non che nel paese ci sia un granché, a parte il centro commerciale. Però io c’ho le mie cose. La famiglia. Una bella villa, con tutti i comfort. C’ho perfino la Jacuzzi. La ciclette. Il minigolf. A parte il telefono e internet… Però è il lavoro che non va. Non mi caga più nessuno. C’è in giro per il mondo addirittura gente che pensa che io non sia mai esistito…

– Ma tu sei uno importante, Osama! Hai fatto delle cose incredibili, no?

– Beh, sì. Ma è passato tanto tempo ormai. Quasi 10 anni…

– Bei tempi, eh? Ma non ti è mai dispiaciuto aver fatto quello che hai fatto?

– Un po’ sì, a dire il vero. Quei due palazzoni non mi dispiacevano.

– Raccontami qualcosa, dai.

– Ma niente, Mariangela, cosa vuoi che ti dica?

– Non so. Un aneddoto. Una cosa che non sa nessuno.

– Mah, è andato un po’ tutto come si racconta… Ecco, quello che forse non si sa è quanto hanno faticato, Atta e gli altri, ad imparare a pilotare gli aerei. Cercavano sempre di mettere le marce, c’hanno messo un po’ ad abituarsi al fatto che lì in America hanno il cambio automatico dappertutto, anche sugli aerei.

– Che emozioni… Ma ora ti staranno ancora cercando, no? Non hai paura?

– No, Mariangela. Ora è tutto così piatto… E vabbè, ora ti devo ringraziare. E salutare. Devo andare a far la spesa all’Accalunga. C’ho da comprare i pannolini, il cibo per i gatti, e qualche proiettile dei bazooka per le guardie del corpo, che le sprecano cercando di ammazzare i gatti.

– Va bene, Osama. Grazie per la visita. Mi ha fatto piacere…

La signora viene richiamata da rumori e voci fuori dalla sua casa.

– Ma Osama, non senti dei rumori?

– Quali rumori?

La signora sposta la tenda e guarda dalla finestra.

– Ci sono dei signori, a casa tua. Sembra che ti aspettino…

– Non so, non aspetto nessuno. Al Zawahiri deve venire a trovarmi mercoledì prossimo. Oggi starà facendo le sue solite liposuzioni.

Si sentono voci in lontananza.

Geronimo, sei in casa? Geronimoooo!!!

– Che vestiti strani che hanno… Ma certo! Saranno i tecnici del telefono! Finalmente! Ma perché “Geronimo”? Sta a vedere che questi deficienti mi hanno di nuovo sbagliato l’anagrafica…

– E vabbè, Osama. Se hai bisogno, vieni pure da me. Non è un problema, anzi. Mi piace tanto quella tua barba…

Gli fa l’occhiolino, da sotto il burqa.

– Lo vuoi sapere un segreto, Mariangela?

– Dimmi, Osama.

– Me la tingo. Mi faccio apposta questa specie di serpentello brizzolato. Perché alle donne piace tanto.

– Che uomo, Osama… Dai, ora vai. Ché sennò i tecnici se ne vanno. Anche se un po’ mi dispiace. Vieni ancora a trovarmi, se ti va. Anche solo per prendere un caffè.

– Certo che vengo, Mariangela. E mi raccomando: non depilarti.

– Va bene, Osama. Non lo farò.

– Grazie di tutto, Mariangela. Ci vediamo. Presto. Prestissimo.

 

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3 Responses to this post.

  1. Posted by uomomordecane on 04.05.11 at 00:47

    “Mariangela”… devi smetterla di vedere quei film.
    😀

  2. Posted by alexfor on 04.05.11 at 11:15

    😀

  3. Posted by MarioZeudoPunterco on 09.05.11 at 12:09

    Mariangela? E Al Zarkawi sta per Alessandro Zarkawi.

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