Ggente

Ggente

Al mondo ci sono tanti tipi di gente.

Ci sono quelli che hanno sempre un motivo valido per incazzarsi. Sono loro contro il mondo. Il loro universo si divide in due fazioni, perennemente contrapposte: loro e gli altri. Questi signori si incazzano per cose che gli altri fanno loro, e nell’incazzarsi contro gli altri fanno le stesse cose che gli altri farebbero loro. Ma mica se ne accorgono.

Poi ci sono quelli che partono da una contrapposizione simile, ma ritorcono la loro aggressività contro se stessi. Le aggressioni, o presunte tali, che subiscono da altri non sono che l’occasione per risvegliare le loro paure ed il loro masochismo. Tipicamente scappano, ma a testa alta. Son presi da dubbi, ma tengono duro. Perché una volta che una decisione è presa, è presa.

Poi ci son quelli che, in conflitti del genere, provano a mediare. A convincere. A negoziare. Provano a comprendere il punto di vista degli altri, e a far vedere le cose sotto un’altra prospettiva. Ma spesso non si rendono conto che il motivo che spinge loro a fare quello che fanno è la paura stessa del conflitto, e delle sue potenziali (o attuali) conseguenze. E così può andare a finire che si muovano goffamente, o parzialmente, o inefficacemente.

Io sono un tipo che guarda più fuori che dentro. Nel senso che so meglio cosa prova e pensa il mio interlocutore (sì, mi riferisco anche a te, che stai leggendo ora) che quello che provo e penso io.

Eh sì, sappilo, se hai a che fare con me. Io ti vedo dentro. Spesso so quello che pensi, mentre lo pensi. E più spesso ancora so quello che provi, mentre lo provi. Posso anche usare queste informazioni, magari senza rendermene conto. Posso manipolarti, in qualche modo.

Ma questo “superpotere” ha un costo, che nella vita s’è pian piano rivelato enorme.

Succede che mi perdo in questo “di fuori”, in questo “voi”, in questo “te”. Rilevo una moltitudine di punti di vista che, considerati singolarmente, mi sembrano tutti sensati. Tutti hanno ragione, anche quando si prendono a schiaffi l’un l’altro.

Posso provare ad usare le cose che so per trovare un punto di vista comune, e rimettere le persone d’accordo.

Il problema è che non so cosa voglio io.

E se me lo chiedo, vedo le peggio cose. Vedo un sacco di rabbia. Una roba che se è esce è furia distruttrice.

Vedo un mondo fatto di bambini col corpo di adulti.

Voi la conoscete una persona matura? Una persona che, nelle sue decisioni ed azioni, sappia usare misura, e anche rigore, sempre con spontaneità e naturalezza. Che sappia ridere quando c’è da ridere, e piangere quando c’è da piangere. Che sappia comprendere se stesso e gli altri. Che sappia usare tutti gli strumenti di cui l’essere umano dispone, nel momento in cui servono. E non in base ad un ragionamento di convenienza, ma perché accade. Che sia compassionevole e tenero, ma anche duro e incisivo. Che sappia usare il suo lato razionale, senza esserne schiavo, e lo completi con i guizzi dell’intuito, quelle realizzazioni che ogni tanto arrivano, che non sai perché e percome, ma ci metteresti una mano sul fuoco che sono vere.

Ripeto: voi ne conoscete di persone così? Io no. Ne ho conosciute alcune che ci si avvicinano. Ma le conto sulle dita di una mano.

(l’altra, ovviamente)

Il resto delle persone – sì, anche tu, che in questo momento stai leggendo – sono vittime di un conflitto perenne, tra la loro parte infantile e l’interiorizzazione delle voci dei loro genitori e di tutti quelli che hanno contribuito a fornire strumenti e meccanismi necessari alla sopravvivenza. Creando intelletti che, nella migliore delle ipotesi, gestiscono a fatica delicati equilibri schizofrenici e paranoici, e che rendono un’arte la capacità di non darlo a vedere all’esterno.

Questa lotta interiore viene spesso proiettata all’esterno, essendo insopportabile, generando quei conflitti che riconosci come dannosi perché ti lasciano l’amaro in bocca.

(E non parlo di senso di colpa, parlo di sincero, incontrovertibile amaro in bocca)

Quando mi rendo conto di questa realtà, non posso che incazzarmi come una bestia. Finalmente.

E divento così incazzato che non ho voglia neanche di litigare con coloro che m’han fatto incazzare.

C’è solo una via, a questo punto. Che è un liberatorio, infantile – sì, infantile, e ‘sti cazzi? – e salvifico…

MA ANDATEVENE UN PO’ TUTTI AFFANCULO!

 

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4 Responses to this post.

  1. Posted by Colombiana on 20.07.11 at 12:54

    Spesso so quello che scrivi, mentre lo scrivi. E più spesso ancora so quello hai scritto, dopo che l’hai scritto.

    In entrambi i casi, comunque, mi piace quello che leggo, mentre lo leggo.

  2. Posted by ale on 20.07.11 at 15:05

    non hai idea di quanto ti capisco

  3. Posted by Cerex on 20.07.11 at 16:17

    Era ora che ci insultass.. ehm che scrivessi qualcosa. Non sei mica il solo in queste condizioni sai? per quanto questo sia magra consolazione. Bravo, è sempre un piacere leggerti.

    Ti saluto con l’altra mano. Cit

  4. Posted by Cri on 21.07.11 at 01:19

    Insomma, gira e rigira sempre a tarallucci e vino finisce.
    Oh, vaffanculo pure tu, eh.
    :*

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