Chi c’è dietro

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 Stamattina in auto stavo masochisticamente ascoltando Radio Anch’io, su Radio Rai 1, ovvero quello che una volta era “il primo canale della radio”.

Ovviamente si parlava di crisi, economia, finanza e Berlusconi. C’erano due giornalisti, uno di destra (Panorama) e uno di sinistra (l’Espresso). Non avevo mai sentito i loro nomi – tant’è che non li ricordo -, ed ero contento di non capire chi fosse dell’una o dell’altra parte. A volte sembravano addirittura concordare.

Ad un certo punto, interviene il tal Senatore Belisari, dell’Italia dei Valori. L’ho immediatamente etichettato, pregiudizialmente, come uno dei tanti automi della politica italiana. Uno di quelli che intervengono al Senato o alla Camera, dove magari sono anche i capigruppo del loro partito, ma solo perché il vero “leader carismatico” è nell’altro ramo del parlamento o ha qualche altra carica onorifica.

Ce ne sono in tutti i partiti, non so se avete notato. Intervengono in queste trasmissioni, o fanno le note per le agenzie di stampa, o cose del genere. Tipo i Cesa, i Donadi, i Bonaiuti. Sono quelli che lavorano anche d’estate, riempiendo i notiziari con dichiarazioni insulse, analogamente a come lo stravisto ispettore Derrick e la sua consorte, la signora in giallo, intristiscono i brulli palinsesti televisivi.

Ho voluto accantonare il mio pregiudizio, e ascoltarlo. Tanto non avevo un cazzo da fare.

Il Senatore Belisari ha cominciato il suo intervento, con una roba che più o meno suonava così:

Noi dell’italiadeivalori abbiamo le nostre controproposte. Ogni anno facciamo la nostra contromanovra, con i controcoglioni, e la presentiamo qui e là, ma nessuno ci caga.

E va bene. Bravo. Bis.

Poi ha continuato:

Perché noi vogliamo sapere chi c’è dietro le scelte della politica economica italiana. Vogliamo sapere se ci sono Berlusconi e Alfano oppure Tremonti e Calderoli. Vogliamo sapere se dietro le politiche sul lavoro c’è Marchionne o Marcegaglia…

E via così.

Al che mi sono infervorato, e ho preso il cellulare. Ho chiamato l’ottomila-cinquemila-uno, il numero verde della trasmissione (mi piace perché lo dicono sempre così, non con l’ottocento come fan tutti con i numeri verdi). Ho chiamato a ripetizione, ma niente. Sempre occupato. Come il cesso al bar quando ti scappa e sei entrato chiedendo un caffè ma volevi solo pisciare.

Dunque, riporto qui la discussione che non ho avuto con il Senatore Belisari, ma che ho solo immaginato.

 
– Alex: Buongiorno Dottor Po. Tanti saluti al Maestro Shifu e ai cinque cicloni. E buongiorno anche al Senatore Belisari. Le posso fare la mia domanda?

– Belisari: Certo Alex, mi dica.

– A.: Senta, Belisari, lei prima ha detto che vuole sapere chi c’è dietro le scelte di politica economica, finanziaria, del lavoro, eccetera, giusto?

– B.: Sì sì, ho detto così. Ma qual è la domanda?

– A.: Ecco, Belisari, mi dica: perché?

– B.: Eh?

– A.: No, dico. Perché vuole sapere chi c’è dietro? A che cazzo le serve sapere chi c’è dietro? Perché dovrebbe servire a noi cittadini?

– B.: Ma io intendevo dire…

– A.: Non so se si rende conto, Belisari, che è questo il problema principale dell’Italia, forse del mondo.

– B.: Come?

– A.: Sì, è così. Vi lamentate tanto che il potere berlusconiano si fonda sul suo personalismo, e non vi accorgete che ragionate nella stessa maniera. Non vi accorgete che il problema principale è che la gente non sa più ragionare con la propria testa. Se tizio dice una cosa, quelli che sono della sua parte annuiscono, quelli dell’altra scalpitano, sbraitano e incitano alla vergogna.

– B.: Ma cosa c’entra…

– A.: Per non parlare del fatto che quando c’è un qualche avvenimento, la stragrande maggioranza delle persone va a cercare cosa dice tizio se sta dalla parte di tizio o caio se sta dalla parte di caio a proposito di quell’avvenimento, e poi quelle opinioni sostiene, con la caparbietà dei muli. Non si rende conto lei, che sì non conta un cazzo, ma è pur sempre un delegato di qualche migliaio di cittadini, che se veramente è contro Berlusconi potrebbe cominciare a dare l’esempio provando a ragionare in un altro modo? Non potrebbe provare a documentarsi, durante le sue brevi ferie, su quali sono le dinamiche economico-finanziarie che portano a certi fenomeni e a certe proposte? Potrebbe provare ogni tanto ad utilizzare il principio di non colpevolezza fino a prova contraria, non solo nei processi, ma anche nella valutazione di affermazioni, idee e proposte? Non potrebbe provare a sforzare le meningi per cercare di capire se un’idea di Marchionne, ammesso che ne abbia, sia buona, a prescindere dal fatto che l’abbia avuta Marchionne? Bisogna sempre vedere il marcio ancor prima che ci sia, così da creare le condizione affinché si sviluppi?

– B.: Ma io non capisco…

– A.: Sì, lo so, Belisari. Mi rendo conto che lei non capisce. Le faccio allora un’ultima domanda: lei che cazzo ci sta a fare in questa trasmissione?

– B.: Mi scusi, ma questo continuo turpiloquio è insopportabile.

– A.: Lo è come il suo, Belisari.

– B.: Io non ho detto parolacce.

– A.: Lei le parolacce le dice senza dirle. Emette sentenze senza fare dibattimenti, e non sulle idee, ma sulle persone. Io sarò turpe nella sostanza, nelle cose che dico, ma lei lo è nei comportamenti, nei modi che usa per non ragionare inducendo quelli che vorrebbe rappresentare, o quelli che si fanno rappresentare da altri che sono insieme o contro di lei, a non ragionare. E ciò è ancora più grave.

– B.: Io davvero non ho parole. Una simile aggressione contro la mia persona è inaccettabile…

– A.: Lei non ha veramente capito un cazzo, Belisari. Io non ce l’ho con la sua persona. Se avessi preso la linea mentre parlava il suo collega Raimondi del Pd, o Capezzone o Della Vedova o Reguzzoni, l’avrei insultato allo stesso modo. Perché io ce l’ho con la vostra inerzia mentale, con la vostra ineluttabile volontà a rinunciare all’utilizzo dei neuroni che la natura vi ha donato, non tanto in ragione di un vitalizio che spero vi sarà strappato con i forconi, quanto per la gratificazione ed il riconoscimento di un ego fragile ma ambizioso. Non ce l’ho affatto con la sua persona, se lo vuole mettere in quella testa vuota?

– B.: Mah… Dottor Po, la possiamo chiudere qui?

– A.: Sì, Belisari. Sono d’accordo con lei, finiamola qui. Tanto è inutile. Buona giornata.

– B: Buona giornata…

– A.: …

– B.: …

Normal.

 

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5 Responses to this post.

  1. Posted by MarioZeudoPunterco on 23.08.11 at 14:07

    Cazzo Alex, uno dei post migliori…
    Me lo stampo e lo tengo nel portafoglio….

  2. Posted by MarioZeudoPunterco on 23.08.11 at 14:08

    Ovviamente IMHO

  3. Posted by alexfor on 23.08.11 at 16:03

    😉

  4. Posted by MarioZeudoPunterco on 25.08.11 at 10:40

    … stai venendo dalla mia parte, quando non c’è un migliore non dobbiamo scegliere il meno peggio ma dobbiamo scegliere il peggiore; perchè cazzo uno dovrebbe votare un Belin-sari qualsiasi, fotocopia sbiadita di un Cicchitto 100% originale. Questo è il segreto per accelerare il processo di entropia verso la rivoluzione.

  5. Posted by alexfor on 25.08.11 at 22:58

    La tua frase sembra dire: votiamo Cicchitto. Io qui non ti seguo: sono contro tutti.

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