Punti di vista

Punti di vista

Giacomo si destò anche quella mattina prima della sveglia.

Erano ormai settimane che andava avanti così. Faticava ad addormentarsi, il sonno era agitato da incubi, ed il risveglio era precoce. Tutte le notti.

Non che le ore “da sveglio” fossero migliori. Perlomeno, durante quelle notturne un po’ di stordimento riusciva a trovarlo.

Pensieri. Sempre gli stessi. Poco per volta, parole articolate in frasi sempre più sconnesse, avevano lasciato posto alle immagini.

Il suo viso. I suoi seni. Le sue natiche. Il suo sesso aperto, pronto a riceverlo.

“Alice…”, sospirò mentre disattivava l’allarme impostato sul cellulare.

Ricordò per un attimo com’era la sua vita, prima che apparisse lei. Era la vita di un giovane politico che finalmente prometteva riscossa a quella sinistra che era stata bistrattata per anni. Una vita cristallina, fatta di brillanti intuizioni e di una famiglia felice – con la bella moglie Emilia e la piccola Nausicaa, un batuffolo già sorridente a soli 7 mesi-, che ritornava il riflesso di una speranza di tanti giovani come lui. Un uomo con le idee chiare, che era arrivato a perturbare l’establishment di chi governava e di chi si opponeva, fino a promettersi come prossimo leader della riscossa della degli umili, dei lavoratori, dei disoccupati, che in lui, e nel suo potenziale successo, si identificavano.

Era partito come portavoce di uno dei tanti movimenti che nascevano dal nulla. Man mano che si facevano le manifestazioni, che si occupavano le piazze, che si conquistava il consenso della “società civile”, Giacomo aveva acquisito una crescente sicurezza nei propri mezzi. Fino ad arrivare ad incarnare la possibilità concreta di cambiare davvero, finalmente, le cose.

Poi un giorno, lo tsunami. Le bastarono poche parole – “Mi scusi, ma non crede che sia venuto il momento di avvalersi di un’assistente?” – per mandare in frantumi tutte le sue certezze.

Era carina, sì, ma non era solo quello. C’era una sorta di energia, di aura, che Alice emanava. Lui ne fu immediatamente, ed irrimediabilmente, travolto. Saranno stati i suoi capelli rossi, le sue lentiggini sparpagliate in maniera solo apparentemente casuale, una specie di frattale sul viso, o il suo modo di abbigliarsi che voleva sembrare trasandato – la gonna lunga, la camicia a fiori, gli orecchini grandi e scintillanti – ma che lui sapeva essere frutto di uno studio rigoroso.

Giacomo aveva ordinato perentoriamente di assumerla, facendola stipendiare attraverso i fondi del movimento. Aveva chiesto ed ottenuto dal direttivo del movimento una procedura speciale, utilizzando fino in fondo l’autorevolezza di cui era naturalmente dotato.

Ed era bastata una sera di quelle che si fa tardi per confezionare un comunicato stampa, per ritrovarsi avvinghiati, senza bisogno di parole. Mentre sentiva di esserle dentro, mentre saggiava l’accogliente umidità che rivelava un’insperata corrispondenza di amorosi e sessuali sensi, capì di essere nei guai. E, in qualche modo, ne fu felice: sapeva, nel profondo, di non stare tradendo nessuno degli ideali che caparbiamente portava avanti.

Nei giorni seguenti, riuscì a mascherare a tutti quanto stava accadendo. E non appena ne avevano l’occasione, si lasciavano scoppiare l’uno dentro l’altra, nei luoghi e nei modi più impensati.

Tutto filava liscio. Finché non era accaduto…

Rodolfo, il suo braccio destro, aveva bussato alla porta. Mentre Giacomo prendeva Alice con amorevole ferocia, da dietro – quel “dietro” che non si dovrebbe.

Avevano avuto giusto il tempo di aggiustarsi, che Rodolfo era entrato, senza il solito “Avanti!” che pure era solito aspettare.

Tutti avevano capito tutto, guardandosi negli occhi a turno come nella scena finale de “Il buono, il brutto e il cattivo”, ma Giacomo aveva preferito far finta che tutto ciò non significasse alcunché.

Poi, però, Rodolfo aveva cominciato a lanciare frecciatine, sorrisini minacciosi, velate insinuazioni.

Giacomo aveva sempre saputo, senza volerne trarre le conseguenze, che Rodolfo lo invidiava. Che avrebbe voluto essere al suo posto. Che perlomeno avrebbe tratto volentieri qualche vantaggio supplementare dall’essergli vicino, se solo avesse potuto.

Ma aveva preferito vederlo come lui si presentava, il numero due della “rivoluzione dei giovani”, il fido compare, l’amico di sempre.

Rodolfo, nei giorni seguenti, aveva cominciato a farsi sempre più pressante ed esplicito. E a chiedere, senza chiarire cosa. Gli aveva fatto capire che, nella sua posizione, era possibile che venisse addirittura controllato, spiato, intercettato.

Giacomo, dal canto suo, si faceva prendere dall’ansia e dallo sconforto. Aveva una crescente voglia di cedere. Di tirarsi indietro. Di andarsene, addirittura.

Non sopportava l’idea di far soffrire la sua compagna di sempre. C’erano volte, durante quelle notti quasi insonni, in cui gli sembrava che ci fosse un’unica reale soluzione: scappare.

Ci credeva a quella cosa che lo intercettassero. Spesso gli capitava, mentre parlava con Alice –  si chiamavano dicendosi “porcate” al cellulare parecchie volte al giorno -, di avere la certezza che qualcuno stesse registrando tutto.

Ma come tollerare una simile sconfitta personale? Lui era la speranza. Significava forse che per il suo paese non c’era davvero niente da fare? Che tutto era veramente un tale, irrimediabile schifo?

I pensieri erano gli stessi anche quella mattina. Ma sentì di doversi alzare. Di dover andare avanti. Almeno quel giorno: era troppo importante.

Dopo essersi diligentemente vestito da “alternativa credibile a tutte le cariatidi della politica”, Giacomo si avviò verso gli studi della Rai di Saxa Rubra. Doveva partecipare ad un dibattito. Si doveva registrare la trasmissione televisiva che lo avrebbe definitivamente consacrato.

Arrivò puntuale, come sempre. Nel camerino lo attendeva Rodolfo. Sapeva che Alice non c’era: doveva stare nella sede centrale a preparare i “lanci di agenzia” con le dirompenti dichiarazioni che lui avrebbe rilasciato.

Rodolfo aveva preparato con cura la sua trappola.

Si era accordato con il regista della trasmissione, che conosceva bene. Indossava un microfono, direttamente collegato con la regia. Aveva promesso rivelazioni esclusive.

Rodolfo cominciò a punzecchiare Giacomo. Gli disse che non poteva andare avanti così, con Alice. Che avrebbe rovinato tutto.

Giacomo lì per lì non rispose. Rodolfo allora si fece sempre più insistente, pur parlando “da amico e compagno”.

Cominciò ad insinuare che il fatto che Alice fosse la sua assistente poteva essere visto come un ingiustificabile favoritismo. In fondo lei chi era? Nessuno, se non una sfrontata che si era presentata da sola all’astro nascente della politica italiana. Era stata regolare, la sua assunzione? Non era meglio sincerarsi, prima di fare annunci roboanti alla televisione, che Giacomo non stesse compiendo, per proteggere quella torbida relazione, qualche reato?

E fu così che Giacomo sbottò. Mentre tutti, in sala regia, lo ascoltavano.

…Anche di questo non me ne può importare di meno… perché io… sono così trasparente… così pulito nelle mie cose… che non c’è nulla che mi possa dare fastidio… capito?… io sono uno… che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato… quindi… io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo… è l’unica cosa che possono dire di me… è chiaro?… quindi io… mi mettono le spie dove vogliono… mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… io… tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…

 

TumblrShare

5 Responses to this post.

  1. Posted by duralex on 03.09.11 at 13:09

    Molto, molto bello.

  2. Posted by Cerex on 03.09.11 at 20:59

    Ritorno in grande stile per Alexfor!

  3. Posted by alexfor on 04.09.11 at 11:31

    Grazie cari :*

  4. Posted by Ponzia on 06.09.11 at 16:08

    bellissimo.

  5. Posted by Votafone on 04.10.11 at 19:23

    Invece del solo saluto, dopo questa ti linko nei preferiti

Respond to this post