Una serata speciale

Un venerdì sera da solo, senza la solita confortevole presenza di mio figlio. Sono uscito pure prima dal lavoro, ho già fatto la spesa e ritirato le camicie stirate. Un weekend che si prospetta in discesa.

E allora che faccio, oltre a farmi da mangiare solo per me? Massì, dai, una botta di vita stasera. Mentre ingollo due hamburger e degli spinaci, mi guardo il Tg1.

Non credo di avere mai visto il Tg1, in tivvù, in diretta, tutto intero. Ne ho sempre solo sentito parlare. Ho letto decine di noiose battute su Minzolini cagnolino-schiavo. Ho visto qualche editoriale su iutiùb, perché ne parlavano in tanti.

E stasera è una serata speciale. Il tipo basso odiato da tutti i perbenisti e osannato dalle pecore ha vinto di nuovo. Gli oppositori sono entrati e usciti e entrati e usciti da far venire il capogiro. E alla fine non è successo un cazzo.

E mi becco pure il suo editoriale (party!). Mentre comincia, mi prefiguro le urla indignadas del los indignados nostrani, che si lamenteranno del canone che pagano al cagnolino.

Lui dice dieci parole in croce. Mi fa ridere vederlo, come ondeggia. Non serve uno psicologo navigato per inquadrare il tipo, basta saper ascoltare la propria pancia. Uno che ha capito come sbarcare il lunario con un certo sfarzo. Ma che sa che le cose che dice sono cazzate, mentre le dice. E lo capisce benissimo anche chi ascolta.

Peraltro, non tutto ciò che dice sono cazzate. Certo, basta mettere le dieci parole in fila, mentre le si ascolta, collegare l’ottava alla seconda, e il timido tentativo manipolatorio salta all’occhio. E fa sorridere.

Dopo l’editorialissimo, c’è pure un lungo servizio sugli indignados. Questa moda spagnola che ora anche l’Italia importa. Perché noi di nostro non sappiamo inventare niente. Nemmeno uno stato mentale così inutile come l’indignazione. E il servizio non è male. Ne sono sorpreso. Sarà che mi sarei aspettato, per quello che si diceva e leggeva in giro, che manco ci fosse, il servizio.

Finisce il tiggì, e parte Radio Londra. Seguo il ciccione, un po’ distrattamente, mentre addento un pezzo di formaggio. E pure lui, che non avevo mai visto, un po’ mi sorprende. Sì, ha quel modo di fare artefatto. C’ha gli occhioni azzurri belli che spinge verso l’obiettivo, il sorriso beffardo e saccente di chi vi spiega come va il mondo, ma basta di nuovo ascoltare la pancia, anche se un po’ satolla, per capire che è tutto costruito. Che il tipo, in un momento di sconforto, deve aver incontrato un qualche sedicente genio della comunicazione, che gli ha spiegato come essere assertivo, come bucare il video (e che buco!) e come convincere l’ignobile plebaglia di ciò che desidera propinare.

Ma pure lui, il pingue lardoso, sa di stare mentendo. Glielo si legge in quel bel blu degli occhi, che mi ricorda l’assenza di mio figlio.

E pure lui, mentre parla, non dice tutte cazzate. Ogni tanto racconta fatti. Ogni tanto esprime opinioni in maniera esplicita, come si confà a quelle espresse bene, fatte per dare un punto di vista che non vuole essere imposto a tutti i costi, riferite al soggetto di chi le esprime: “A me questo non piace…”.

E penso a quanto mi fanno incazzare gli oppositori attuali. Al fatto che, di fondo, disprezzano le persone che vorrebbero portare dalla loro parte. Che li ritengono degli stupidi. Che non capiscono che il problema non sono i Ferrara ed i Minzolini, che manipolano, ma chi li ascolta, che decide di lasciarsi manipolare. Perché non c’è nessuno che li stimoli a pensare. Che insinui dei dubbi. Che rompa gli schemi. Che rinunci alle certezze per creare qualcosa di nuovo.

Solo sdegno, vergogna, riprovazione. In una parola, censura.

Le persone che credono ai Ferrara e ai Minzolini, lo fanno perché hanno bisogno di credere in qualcuno. E hanno questo bisogno perché hanno paura. Sanno che mentono, quando mentono. Perché la loro pancia parla anche a loro. Ma non la ascoltano.

E voi che fate? Entrate e uscite, entrate e uscite. L’atteggiamento tipico di chi ha capito dove stare, vero? Il comportamento di chi non ha paura, vero?

E allora sapete che vi dico? Decidete dove stare, una volta per tutte. Dentro, fuori, scegliete voi. Non sapete dove stare? Tirate una monetina. Ma una volta che è uscita la testa, o la croce, andate dove dice la moneta.

E restateci. Cazzo.

 

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3 Responses to this post.

  1. Posted by Clara on 14.10.11 at 23:42

    Sai qual è la cosa che davvero mi fa detestare questi figuri? Che non ammettono di essere di parte. Quale che sia la parte da cui stanno. Tanto non sono cretina, salta agli occhi come le mie chiappe bianche sul resto abbronzato, che questi sostengono un potere e gli altri parteggiano per l’altro lato della medaglia.
    E allora ditelo, cazzarola, ditelo! Buonasera, sono Minzolini, sono un giornalista: vi dò le notizie, ma tenete presente che col mio tiggì voglio parami il culo. Salve, sono Vauro e con le mie vignette voglio catturare la massa e al contempo non rompere troppo i coglioni. “Ah, ma Santoro è fazioso”. E sticazzi? Ciao a tutti, sono Santoro e per 10 euro sono fazioso.

    Sarebbe più corretto.

  2. Posted by alexfor on 14.10.11 at 23:48

    Non capisco. Qual è il problema se sono di parte e non lo dicono? L’importante non è che chi li ascolti lo capisca, che sono di parte, se ha voglia di capirlo? E se non ha voglia di capirlo, perché non lasciare queste persone nella loro beata (si fa per dire) ignoranza? Coraggio di lasciare che le cose siano come sono, fiducia che si sistemeranno e che le persone decideranno di svegliarsi, libertà per tutti di capire e di sbagliare… non è forse di queste cose che abbiamo bisogno?

  3. Posted by Clara on 15.10.11 at 14:55

    Il problema -che poi problema non è, ma è solo un mio fastidio- è l’idea che hanno sia le cosiddette autorità che il pubblico, che ci debbano essere dei garanti, che se si parla di A poi bisogna anche parlare di B, che esprimere le proprie idee dicendo chiaramente “questa è una mia idea” è sbagliato. E il tono sdegnato con cui si dice “quello è un giornale di parte”: è di parte, embè? Meglio ancora, lo sai già in partenza.
    Per quanto riguarda l’illusione del libero arbitrio poi non so…se inizio a pensa re alle cose di cui ho bisogno, rischio di invecchiare davanti al pc. E tu lo sai bene…

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