Euro dio

Venerdì scorso, sull’aereo, mi hanno dato un foglio ripiegato a metà, con scritto sopra “Milano Finanza”. Sulla spalla sinistra, non ho potuto fare a meno di notare questo articolo.

Ve lo riporto qui paro paro, vi invito a leggerlo con attenzione.

 

Unicredit, Nomura più cauta su ricavi e qualità del credito

Come le altre banche in scia alle tensioni sullo spread Btp/Bund (ora a 504 punti base)Unicredit si è arresa alle vendite (-1,51% a 0,684 euro) ma anche a Barclays che ha tagliato il rating da overweight a equalweight e fissato un target price a 0,70 euro da 1,40 euro e a Nomura che ha abbassato il rating da buy a neutral con un target price rivisto da 1 a0,90 euro.

“L’Italia rappresenta un peso in termini di ritorno sull’equity tangibile a causa di un’attività a leva che richiede una raccolta costosa”, dice Barclays segnalando anche un livello di costi peggiore rispetto ai concorrenti e la scarsa qualità di alcuni asset.

Sulla base di un’analisi dettagliata del piano industriale di Unicredit Nomura ha tagliato le stime di Eps del 9% per il 2012 da 0,15 a 0,13 euro per azione e del 2% per il 2013 a 0,19 euro per azione per tener conto dell’impatto del deleveraging sulla top line della banca. Nomura è invece più positiva sui costi (2% sotto i target 2013 della società).

Certo, Unicredit sarà meglio capitalizzata grazie all’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro (Core Tier 1 2012 Basilea 3 stimato al 9,2%), più liquida (L/D atteso pari a 0,9 volte nel 2015) e più focalizzata sulla redditività. Tuttavia, secondo Nomura, il ROTE (return on tangible equity, un indicatore che misura la redditività operativa di una banca) resterà sotto pressione nei prossimi anni a causa dei LLP (loan loss provisions, accantonamenti per perdite su crediti).

Gli esperti in passato avevano anche segnalato che il piano non era riuscito a risolvere il problema della qualità del credito, “su cui avevamo sollecitato qualche azione per ridurre l’elevato numero di sofferenze accumulate finora”, aggiunge Nomura che, infine, vede venti contrari nel breve periodo derivanti dai fattori tecnici legati all’aumento di capitale di Unicredit.

“Ci aspettiamo infatti che l’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro pesi sulle azioni”. La prestazione di un titolo durante una ricapitalizzazione dipende dalle condizioni di mercato e dall’impegno degli azionisti. Nel caso di Unicredit c’è visibilità sul fatto che il nucleo degli azionisti stabili sottoscriverà l’aumento, con l’unica variabile della partecipazione dei libici (7,2% del capitale). 

Tuttavia, osserva Nomura, ci sono prove che le azioni  coinvolte in un “reverse split” sottoperformano il mercato nel breve termine. “Vorremmo evitare le società di grandi dimensioni durante gli aumenti di capitale. Unicredit ha sottoperformato durante l’aumento di capitale di Intesa Sanpaolo” (azione coperta con un rating neutral e un target price a 1,4 euro). A questo punto “la valutazione di Mediobanca (buy e target a 6,6 euro, ndr) sta diventando sempre più interessante”, conclude Nomura. Come le altre banche in scia alle tensioni sullo spread Btp/Bund (ora a 504 punti base) Unicredit si è arresa alle vendite (-1,51% a 0,684 euro) ma anche a Barclays che ha tagliato il rating da overweight a equalweight e fissato un target price a 0,70 euro da 1,40 euro e a Nomura che ha abbassato il rating da buy a neutral con un target price rivisto da1 a 0,90 euro.

“L’Italia rappresenta un peso in termini di ritorno sull’equity tangibile a causa di un’attività a leva che richiede una raccolta costosa”, dice Barclays segnalando anche un livello di costi peggiore rispetto ai concorrenti e la scarsa qualità di alcuni asset.

Sulla base di un’analisi dettagliata del piano industriale di Unicredit Nomura ha tagliato le stime di Eps del 9% per il 2012 da0,15 a0,13 euro per azione e del 2% per il2013 a0,19 euro per azione per tener conto dell’impatto del deleveraging sulla top line della banca. Nomura è invece più positiva sui costi (2% sotto i target 2013 della società).

Certo, Unicredit sarà meglio capitalizzata grazie all’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro (Core Tier 1 2012 Basilea 3 stimato al 9,2%), più liquida (L/D atteso pari a 0,9 volte nel 2015) e più focalizzata sulla redditività. Tuttavia, secondo Nomura, il ROTE (return on tangible equity, un indicatore che misura la redditività operativa di una banca) resterà sotto pressione nei prossimi anni a causa dei LLP (loan loss provisions, accantonamenti per perdite su crediti).

Gli esperti in passato avevano anche segnalato che il piano non era riuscito a risolvere il problema della qualità del credito, “su cui avevamo sollecitato qualche azione per ridurre l’elevato numero di sofferenze accumulate finora”, aggiunge Nomura che, infine, vede venti contrari nel breve periodo derivanti dai fattori tecnici legati all’aumento di capitale di Unicredit.

“Ci aspettiamo infatti che l’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro pesi sulle azioni”. La prestazione di un titolo durante una ricapitalizzazione dipende dalle condizioni di mercato e dall’impegno degli azionisti. Nel caso di Unicredit c’è visibilità sul fatto che il nucleo degli azionisti stabili sottoscriverà l’aumento, con l’unica variabile della partecipazione dei libici (7,2% del capitale).

Tuttavia, osserva Nomura, ci sono prove che le azioni  coinvolte in un “reverse split” sottoperformano il mercato nel breve termine. “Vorremmo evitare le società di grandi dimensioni durante gli aumenti di capitale. Unicredit ha sottoperformato durante l’aumento di capitale di Intesa Sanpaolo” (azione coperta con un rating neutral e un target price a 1,4 euro). A questo punto “la valutazione di Mediobanca (buy e target a 6,6 euro, ndr) sta diventando sempre più interessante”, conclude Nomura.

 
Ecco, non so se vi rendete conto: siamo nelle mani di questi signori. No, non parlo di Unicredit. Parlo di quelli che scrivono siffatti articoli.

Si tratta dei teologi di oggigiorno. Anche questi signori hanno costruito enormi castelli di carta su cose cui non si applica la categoria dell’esistenza. Dove una volta c’era un’entità astratta chiamata “Dio”, oggi c’è il denaro.

Anche questi signori, come i preti e i santoni di ogni tempo, cercano di controllarci e manipolarci per mezzo di supercazzole chilometriche come queste, che noi, poveri semplici umani “normali”, non saremmo in grado di capire.

Ed è sacrosanto che non capiamo. Perché non c’è nulla da capire. Proprio niente di niente.

 

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5 Responses to this post.

  1. Posted by clara on 29.11.11 at 14:06

    Prova a dirmi ancora una volta, con quel muso da bimbo pigr, che io scrivo robe troppo lunghe.

  2. Posted by alexfor on 29.11.11 at 14:44

    Beh, io di mio ho scritto poco o niente.

    Se ti riferisci al fatto che mi sia letto l’articolo di MF, ho dovuto farlo perché non riuscivo a crederci.

  3. Posted by clara on 29.11.11 at 14:57

    No, mi riferisco al fatto che me lo sono dovuto leggere io 😀

  4. Posted by lucio on 13.12.11 at 19:06

    Hai ragione. Le tue slide si capiscono? (già “slide” la dice lunga…)

  5. Posted by alexfor on 13.12.11 at 22:56

    No. 😀

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