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Fuzzi Mib quella mattina si svegliò con la luna storta. “Non ne ho proprio per il cazzo di sbiancarmi l’ano”, rimuginò. Eppure doveva, era scaduto il periodo di prova, e i miglioristi gli stavano con il fiato sul collo.

“Elsa”, disse alla figlia, “io esco. Fa’ la brava, mi raccomando. Vedi di non toccarmi i contratti di apprendistato, almeno stamattina. E riguardati quel terzo occhio”. “Lo farò entro il 26 di marzo”, si bullò lei.

Il sole era scomparso quando uscì dalla porta sul retro della conchiglia a schiera, e pioveva fittissima e abbondante acqua Uliveto. “Plin plin! Plin plin!”, risuonava una voce di spesa nella sua auto. “Sta’ zitta, una volta tanto!”, urlò a Elisabetta Canalis, che aveva preso il posto della Chiabotto nel sedile posteriore. Alex, di fianco a lei, ruminava con gioia un passerotto. “Non andare via”, lo pregò Fuzzi.

L’auto era una Ford Focus C Max, Max per gli amici, un’auto che si parcheggia da sola, comincia a frenare da sola quando davanti c’è una coda, anche alla vaccinara, si dirige da sola dal benzinaio e si rifornisce da sola, approfittando dello sconto superself. S’era pure comprata da sola: Fuzzi Mib se l’era trovata una mattina sul ciglio della strada, che agitava le chiavi. Dal conto online webankshehulk erano scomparse alcune migliaia di Btp Italia, specificamente pensati per il piccolo risparmiatore, e tutti i punti fragola, ma lui non c’aveva fatto caso più di tanto. “Il caso non esiste”, gli aveva detto sua moglie Joseph, leggendo l’ultimo saggio di Fabio Volo intitolato “Tanto va la gatta al lardo”.

Squillò lo smartphone 3GS megamind android IV il terribile release benedetto XVI. Dall’altro capo del mondo lo stava chiamando Giulio Cesare Marcoré. Lo riconobbe dal logo inconfondibile, che recava la scritta “pedista”. Non rispose. Non si sentiva abbastanza Tim yang quella mattina, o forse l’altro era troppo yin. Tim Yang, il figlio di Paul, living in the love of the common people. “Le palle di Paul che rispondo”, si disse.

Fuzzi Mib attese un’ora nella saletta dello sbiancatore. Di fianco aveva alcune borse asiatiche, poco mosse. Quando fu il suo turno, aprì la porta dello studio in lieve calo.

“Come sta Elsa?”, chiese il dottore mettendosi il turbante ed i guanti di flanella. “Un po’ distratta, ultimamente. Sempre a giocare col DS, a Mario Facts.  È arrivata al livello ammortizzatori sociali e non riesce a superarlo”. “Cristo santo, è terribile quel livello. Serve la mossa milleproroghe, altrimenti non si passa”. “Eh, ma non è ancora riuscita a sbloccarla”. “Allora sono guai. Ma ora si sdrai, prono come non mai”. “Mi parla in rima?”. “Sì, oggi è la giornata mondiale della poesia”. “Che culo”.

L’intervento fu rapido e indolore. Un paio di colpi di pennello, un emendamento dell’opposizione e una nota di Donadi, e il gioco era fatto.

“Signor Mib, c’erano una decina di veti della Cgil nel suo colon, li ho rimossi”. “Uh, davvero? Grazie!”. “Il neo, invece, gliel’ho lasciato. Tanto per ora è nazista. Se comincia a parlare come Vendola, glielo asporterò”.

Fuzzi Mib, che era nudo, si rivestì velocemente di piombo pressofuso.

“Che Tonino Guerra muoia presto!”, si congedò dallo sbiancatore. “Yes, we can!”, gli rispose l’altro, che secondo Jean Paul Sartre non era altro che sofferenza. “Presto ci libereremo dall’eterna ruota del samsara”, chiosò il dottore, mentre Fuzzi Mib scampanellava festante per annunciare la chiusura di Wall Street.

Si avvicinò alla segretaria, Emma Marcegaglia. “Quant’è?”. “Sono 18 Angeletti e 4 curve a gomito”. “Minchia! Come mai stavolta è così caro?”. “Non ha fatto l’esame dello spread, come aveva chiesto anche l’igienista dentale di Berlusconi. In quel caso, avremmo applicato il tasso variabile”. “OK, la prossima volta li farò. Li prende i ticket restaurant?”. “Certo, come no?”, sorrise Emma.

Poco dopo, Fuzzi usciva dal tunnel del divertimento, saltellando. Era tutto bianco, cosa che lo rendeva raggiante come Guariniello ad un processo sull’amianto.

“E ora, che faccio?”. “Potresti andare affanculo”, gli fece eco il drive assistant di un Mercedes. “Pietà!”

Rifletté a lungo davanti a uno specchio. Poi, grazie al collocamento Enel, l’illuminazione.

“Imboccherò la A4 dalla fotocopiatrice, e andrò a farmi un bell’aperitivo al Qaeda. Oh happy hour!”, si disse con determinazione. “Un paio di bambini ebrei on the rocks andranno benissimo”.

 

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