Della satira compiacente

 

Mi sono scagliato a volte da questi lidi contro persone che conosco e frequento internettianamente, cercando di spronarli a mettere in discussione le loro certezze sulla necessità della qualità della satira, rivendicando il diritto alla cazzata (tanto per citare un caro amico) anche lavitoliana, cercando di dare un punto di vista ancora più nuovo rispetto agli esperimenti arditi e pericolosi che si stanno tentando insieme.

Ma mi è sorto il dubbio di aver saltato un pezzo. Un pezzo in cui ogni tanto ricasco anch’io, perché è il pezzo “facile”.

Dunque, voglio chiarirlo una volta per tutte, così che mi sia concesso, poscia, di esprimermi in maniera pugnace sui concetti succitati.

Io odio la satira compiacente.

Quando parlo di satira compiacente, mi riferisco a quella popolare, che fa “like”, audience e boati nelle piazze dei concertoni. Parlo dei Crozzi, delle Sabine Guzzanti, dei Vauri, e anche – ahimè – degli Spinozi, cui un tempo ho contribuito.

Li odio per l’incoerenza di fondo. Per quella contraddizione che li porta a volere sia il consenso del pubblico – di un certo pubblico – sia l’aspirazione etica, ma forse è meglio dire moralista, di cambiare lo stato delle cose, supportando la vittoria del “bene” contro le forze del “male”.

Ho sempre notato, anche quando ero meno consapevole di certe cose, il diverso trattamento che la satira di sinistra evidenziava quando aveva come bersaglio la destra oppure la sinistra stessa. Ma non ne ho mai voluto fare un vero acknowledgement, perché mi veniva comodo così. La satira contro la destra è cattiva e spesso formalmente efficace, quella contro la sinistra è bonaria, come la battuta che fai ad un amico per poi dirgli “su, dai, scherzavo, non te la prenderai mica?”.

E così ci si ritrova nelle piazze a gongolare dello sberleffo al nemico. E non ci si rende conto che in quel modo al presunto nemico si dà forza. Perché quel nemico è parte di noi.

Il nemico è la certezza. La satira deve distruggere la certezza. Qualunque certezza.

E se le certezze invece le corrobora, allora non è satira. È qualcos’altro. È compiacimento, indolenza, apatia.

È business. Non c’è nulla di male, basta saperlo e dirlo apertamente. E spogliarsi della pretesa di star facendo qualcosa per cambiare lo status quo.

Perché se vogliamo cambiare qualcosa, occorre che ciascuno parta da se stesso. Sia chi scrive, sia chi legge. Occorre darsi fastidio. Se la satira ti fa ridere comodamente, come una battuta su Alfano che ho appena scritto e che sta ricevendo molti “like”, allora vuol dire che non stai leggendo satira, ma intrattenimento.

Ti interessa davvero cambiare qualcosa, magari anche grazie alla satira? Allora comincia a guardarti allo specchio, e a ridere di te stesso.

 

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13 Responses to this post.

  1. Posted by milingopapa on 08.05.12 at 12:41

    Mai stato bonario con la sinistra, anzi (e lo sai 🙂 ). Di solito te ne tira di molto più cattive rispetto a quelle che ti tira la destra. Cmq, bell’articolo, riassumibile in una sola parola se ci pensi: “Viuuuleeeennnnz!”. 😀

    ps: vedo che non ‘ti sono simpatico’. Stronzo. 😛

  2. Posted by orio on 08.05.12 at 13:01

    La contraddizione è intrinseca al rapporto autore-pubblico, qualunque pubblico: probabilmente è inevitabile.
    http://www.ilpost.it/2010/07/13/jonathan-coe-satira/

  3. Posted by alexfor on 08.05.12 at 16:55

    Mili’, io non ho detto che ‘non mi sei simpatico’, ho detto che ‘ti odio’ 😛
    (non ne facevo un discorso personale, soprattutto riferito a chi contribuisce, ma di “prodotto finale”, giassài 😉 )

    Orio (orio), il discorso del tipo che linki mi convince parzialmente. Nel senso: credo che si definisca satira ciò che per me non lo è (e, per inciso, non me ne frega un cazzo di ciò che dice wikipedia o luttazzi o aristofane). O meglio, quella che per questo Coe è “satira” è ciò che io chiamo “satira compiacente”.

    Per me la satira, per esempio in una battuta, funziona quando genera un doppio effetto quasi contemporaneo. La tecnica, se ben utilizzata, crea un collegamento sinaptico che provoca (o tende a provocare) una risata. Il contenuto, l’oggetto apparente della battuta, invece provoca la reazione censoria delle nostre barriere mentali. L’insieme di queste due reazioni automatiche può dare luogo, nel lettore, ad un momento di “consapevolezza di sé”, della propria conformazione psichica, che può aiutare non a cambiare, ma a crescere.

    Ciò perché, come dico sempre, per me il vero bersaglio della satira “vera” è il lettore / fruitore, come prima è stato ne è stato lo scrittore. Dunque, quando la battuta “funziona”, porta a indignazione del lettore che ha represso se stesso partendo dalla propria componente superegoica (stava per ridere, quando il “giudice” è intervenuto: “che cazzo fai? non si ride su certe cose!”), quindi flammerà.

    Se la battuta fa solo ridere, perché diretta all’esterno (per esempio contro il potente di turno che è bersaglio del gruppo cui voglio far parte), allora ha un effetto di puro intrattenimento, come un film o una caramella. Ripeto: non c’è nulla di “male” in ciò, ma è chiaro che, se da strumenti come questi ci si aspetta un qualche cambiamento, si rimane inevitabilmente delusi.

    (ovviamente capita anche di non centrare il primo effetto, e cioè che la battuta non sia valida tecnicamente, che sia troppo assertiva oppure incomprensibile, e che quindi non provochi la risata, e in questo caso il “censore” ha facile vittoria e la battuta perde la sua forza)

    Io credo che su UM stiamo sperimentando la strada di cui parlo. Magari, spesso, senza neanche rendercene conto.

  4. Posted by Memento on 08.05.12 at 22:23

    Ciao, Alessandro For Segretario Of Partito Democratico!

  5. Posted by alexfor on 08.05.12 at 22:31

    Ciao, Anonimo Che Commenti Dal Regno Unito!

  6. Posted by Votafone on 14.05.12 at 14:21

    Alle prossime primarie ti voto.

    Ciò detto, vi leggo spesso e trovo UM solo “un diverso taglio editoriale”.
    Alla fine, è difficile fare satira davvero: bisognerebbe essere passivi come l’acqua ed evitare le criptorivendicazioni di linea editoriale o di appartenenza d’opinione.

    …quand’ho un attimo, approfondisco il discorso (o anche no 😉 )

  7. Posted by alexfor on 14.05.12 at 17:26

    Ma anche sì 😉

  8. Posted by Votafone on 24.05.12 at 18:53

    Siccome il tempo è merce rara, a “solo” dieci giorni di distanza ti regalo la mia perla.

    E’ un po’ di tempo che viaggio da Spinoza a UM, oramai solo leggendo, e mi sono reso conto di una cosa, che mi piace sempre meno.

    La Linea Editoriale.

    Si sta creando un… non lo so, dire “pensiero unico” è pericoloso e fuorviante. Diciamo una corrente letteraria e così nessuno s’incazza. In questa corrente letteraria c’è il nemico della satira, ovvero la prevedibilità.

    Leggo UM e mi aspetto in ogni battuta, in ogni sacrosanta battuta, l’effetto a sorpresa della cattiveria. Cioé, andiamo, ogni santa volta la battuta cattiva? Persino i Pink Floyd ascoltati tutto il giorno vengono a nausea. E, ragazzi, voi non siete i Pink Floyd (non c’è nessuna offesa nell’affermazone, vorrei specificare).

    D’altro canto, Spinoza… Lì s’è diffusa la battuta da amicone scherzoso e cazzeggione. La pacca sulla spalla. Urticantissima, alle volte, ma sempre verso i soliti noti. Anche lì ci vedo una contaminazione, stavolta buonista e un po’ disinistra (tuttattaccato) tipo Dandini.

    Mi sono ritrovato a rimpiangere il blog di Luttazzi.
    Un copione, quello che ti pare. Però nella scelta delle battute m’è sempre sembrato libero da retropensieri. Diretto, cattivo, vario, senza uno stile preciso. Vario, l’ho già detto vario?
    Sarà tutto quel copiare da mille fonti, ma m’è sempre sembrato uno capace di scegliere bene, senza preconcetti e senza linea editoriale.
    Poi vabbé, mi manca perché non me lo ricordo, perché per un certo periodo non m’è piaciuto manco quello.

    La verità è che la satira è come le donne: ad una magari ti ci affezioni più che a un’altra, ma in realtà vorresti sempre quella che non hai. Però cazzo, se neppure si tinge i capelli non ti aiuta

  9. Posted by alexfor on 24.05.12 at 21:01

    Che dire? Grazie.

    Nel mio piccolo, ne terrò conto.

  10. Posted by Sciuscia on 24.05.12 at 22:25

    Sono una cosa, Ciccio: Pink Floyd ci chiami attùa sorella.

  11. Posted by Votafone on 25.05.12 at 13:30

    @Sciuscia: lo faccio 5 giorni al mese, ma è più amaranto che rosa

  12. Posted by lucio on 05.07.12 at 15:52

    Già che ci siamo, potevi mettere qualche esempio di satira satira e di satira accondiscendente (Aristofane? ma che c’entra Aristofane? satura tota nostra est)

  13. Posted by alexfor on 05.07.12 at 15:57

    Chi era? Aristogene? Aristopele?

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