No, we can’t

No, noi italiani non possiamo. Abbiamo una tale completa mancanza di fiducia in noi stessi e nel prossimo, che è davvero troppo chiederci di essere minimamente intellettualmente onesti.

Noi dobbiamo regolare qualunque cosa per legge, perfino gli orari in cui pisciamo, il cerimoniale del matrimonio civile tra i bonobo, le tonalità e i tempi sincopati dei castrati che cantano a X-Factor.

Non c’è bisogno di avere la laurea in psicologia dinamica del testicolo sinistro del vostro portinaio per capire che ciò significa che ci reputiamo l’un l’altro esseri infimi, intimamente portati al fottimento generalizzato del prossimo appena inarca in avanti di qualche grado il proprio bacino. “Ama il prossimo tuo” noi lo intendiamo in senso fisico, siamo fatti così.

Gli arbitri proliferano nei campi di calcio, perché è impensabile che i giocatori ammettano per conto proprio cose tipo “ehi raga, la palla l’ho buttata in porta col pisello, non ricordo più le regole: si può, vero?”. Tra non molto ce ne saranno ventidue di arbitri, uno per calciatore, ciascuno con due ali nere come gli angeli della morte e una telecamera per la moviola in campo infilata nel culo che si biforca a livello delle narici ed esce dalle orbite al posto dei bulbi oculari. E, cazzo, ogni domenica diremo che non se ne può più di questi arbitri che influenzano il campionato.

Tutti a fare i complimenti a Obama che vince: tanto se vinceva Romney era lo stesso, che cazzo ce ne frega a noi furbacchioni? Nessuno che rifletta sul fatto che negli Usa se la disoccupazione arriva all’8% è una roba che si inculano anche George Washington. Mentre da noi è quasi al 12%. Nessuno che sappia che il rapporto deficit / PIL negli Usa, che qualche tempo fa, proprio per bocca del negro che piace a tutti, stavano per dichiarare il default, è intorno al 70%. Mentre noi siamo oltre il 120%.

E non basta, ché non sarebbe neanche un problema quello, avercelo al 120%. Il Giappone ce l’ha a più del 200% (e poi dicono che gli orientali ce l’hanno piccolo). La questione è che lo sanno in tutto il mondo che i giapponesi saranno anche messi male, ma quelli se contraggono un debito in un modo o nell’altro lo pagano, cazzo. Altrimenti fanno harakiri, quelli: si ammazzano da soli per il disonore, se non ci pensa un maremoto, che tra l’altro sembra pure un cognome giapponese.

Noi invece stiamo qui a perdere tempo in idiozie come il premio al quarantadue-virgola-pigreco-percento alla coalizione, il premio del 10% al primo partito, il premio del 2,5% al candidato che twitta la cazzata più grossa. Noi, mentre la casa va a fuoco, stiamo lì a discutere se è stato Tizio o Caio a buttare la sigaretta accesa sul tappeto. E, se ci salviamo, facciamo una legge in cui si vieta di buttare le sigarette accese sul tappeto. “Altrimenti le case prendono fuoco, cazzo!”.

No, noi non possiamo. Neanche se rinascesse e si candidasse alle primarie Leonardo da Vinci, per il centrocentro, il centrodestra, il centrosinistra, il centronord, il centrogrillo o il centrotavola che gli paresse, cambierebbe alcunché.

Non ce l’avremo mai un Obama, e neanche un Romney, chiunque sia questo Romney. Non c’avremo neanche una Merkel, e neppure un Cameron.

Guardateli in faccia quelli che si contendono la vittoria delle tanto vituperate e temute elezioni politiche di quando diavolo si faranno. Sentiteli parlare con il massimo distacco possibile, come se ascoltaste il vicino del bancone del bar che commenta l’ultimo posticipo del campionato. E se per una volta, nonostante siate italiani, vi concederete un minimo di onestà intellettuale, non vi resterà che ammetterlo: Mario Monti, sebbene sia Mario Monti, è il miglior premier che ci potesse capitare, oggi come ieri come domani.

E sapete perché? Oh, mica perché è un tecnico, mica perché è bocconiano, mica perché è stato Commissario alla Dolcificazione della Nutella nell’Unione Europea o perché è l’emissario delle banche che voi stessi foraggiate con i vostri lungimiranti – per loro – mutui.

No, è solo per un unico, preciso motivo: perché non lo abbiamo votato noi.

 

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6 Responses to this post.

  1. Posted by Cerex on 12.11.12 at 23:47

    ‘ca puttana, hai ragione. Maremoto sembra un cognome giapponese.
    Complimenti vari.

  2. Posted by alexfor on 13.11.12 at 12:08

    M’è venuto in mente scrivendo 🙂

    Grazie per i complimenti.

  3. Posted by faina on 14.01.13 at 14:11

    E invece in un futuro non troppo lontano potremmo avere come premier uno come Grillo, che come capo dei comici/politici italiani potrebbe essere anche più capace di Berlusconi.

  4. Posted by alexfor on 15.01.13 at 11:06

    Per certi versi, vorrei proprio vederlo.

  5. Posted by Il Democritico on 22.06.13 at 13:01

    Mi sa che non hai capito il tweet di Renzi. Intende dire che vuole una legge elettorale in cui sia chiaro chi ha vinto e chi ha perso. In modo che il perdente possa congratularsi con il vincitore. Come negli Usa. Non che vuole una legge che imponga le congratulazioni.

  6. Posted by alexfor on 07.09.13 at 10:22

    Spero che tu abbia ragione.

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