Paradossalmente

Paradossalmente, io credo che per far uscire i cosiddetti italiani dallo stallo culturale in cui ora sono immersi, che li vede abbandonare – per fortuna! – stantii e limitanti dualismi quali destra vs sinistra, comunisti vs fascisti, progressisti vs liberali, per ricadere tuttavia in uno nuovo, scadente e assolutorio per chi il sistema l’ha sempre sostenuto (gli italiani stessi), quale quello di ggente (volutamente con due “g”) vs kasta (volutamente con la “k”); per emanciparsi, finalmente, da quell’insostenibile e ipocrita moralismo cattolico, che pervade fino al midollo perfino chi si proclama gay e progressista (e lo senti dalla retorica spessa, che si taglia con il coltello come la nebbia in un mattino padano di novembre); per scalzare quel ridicolo scimmiottare i presidenti d’oltreoceano di cui si imbevono gli aspiranti leader del centrosinistra, vuoti come giare di terracotta, o i precari presidenti del consiglio, che quando dicono che sono ottimisti, ai giornalisti russi gli viene da ridere ancora prima che traducano la dichiarazione; per ripulire il territorio dall’arrogante infantilismo di bambole gonfiabili cinquantenni o fantocci o nani o ciccioni che hanno imparato a dare fiato alle corde vocali perché, per il loro padrone che deve poter fare il cazzo che gli pare, anche loro si devono poter permettere di dire e fare il cazzo che gli pare, e che sono così insopportabilmente servi da poterli scherzare solo in quanto bambole gonfiabili cinquantenni o fantocci o nani o ciccioni; per riprendere in mano le potenzialità che a ognuno di noi offre un meccanismo chiamato democrazia, senza perdersi in un’aprioristica difesa di una costituzione che manco si è mai letta, e comprendere che essa non è un valore astratto o il fatto di eleggere un monarca votandolo invece che ritrovarselo nominato per discendenza, ma la possibilità di essere non uno, non due, non tre, non venti, ma cinquanta milioni di partiti, individui autonomamente pensanti, rappresentanti di bisogni autentici (perché propri!) e non di interessi miopi di sfruttamento (d’altri), pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad ammettere i propri errori, a misurare i fenomeni non in modo oggettivo – non si può – ma convenendo sulle loro metriche – si può -, ad attenersi ai fatti secondo i quali, ad esempio, chi commette un reato non è un delinquente ma una persona che ha commesso un reato che comporta una pena e altre conseguenze, ed è su queste basi, fatti e regole, e non sulle persone cui si applicano, che si prendono decisioni in un senso o in un altro; per evitare di regredire tutti a organismi monocellulari idioti che usano i loro residui neuroni avvizziti per inveire come automi con lettere maiuscole, punti esclamativi e numeri frammisti, vomitando inconsapevolmente tutte le tossine e le porcherie che sembrerebbero voler denunciare…

Ecco, dicevo e mi sono perso, paradossalmente, in virtù di un masochistico condizionamento psicologico che ci vede apprezzare le cose solo quando ne veniamo privati, e dobbiamo lottare per riconquistarle, servirebbe una bella, potente, violenta, schiacciante, insopportabilmente duratura  svolta autoritaria.

Non ce l’ha fatta in vent’anni Berlusconi. Speriamo che ora ci riesca Grillo.

 

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