Insegna agli angeli a…

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Un grande cancello dorato gli si staglia davanti, rompendo armonicamente uno sfondo di un azzurro quasi irreale, costellato di formazioni di vapore acqueo perfette come in un quadro di Michelangelo. Meglio della migliore iconografia hollywoodiana. Non ha tempo di stupirsi, perché le porte si aprono con un sottofondo d’arpa. “Dio mio, chissà che olio usano per lubrificare questi cardini…”, pensa fra sé il nuovo arrivato.

– Usiamo  il crisma, ovviamente…

lo interrompe una voce profonda e confortevole.

– … e per favore, non pensare “Dio mio”, potrebbe anche prendersela.

– Oh, sì, scusa sai, sono appena arrivato e… Ma tu sei…

– Il mio nome è Peter, Saint Peter. Ben arrivato, Nelson.  Finalmente. Non ci contavamo quasi più. C’hai fatto preparare la stanza quattro volte, quest’anno…

Sorride, che bello, è pure spiritoso! Quando si è presentato ha fatto perfino il gesto della spia più famosa del mondo, puntandogli l’indice come fosse una pistola!

– Vieni, entra. Ti mostro il Paradiso.

Nelson viene abbagliato da una sorta di Eldorado mitologico, un arruffarsi di costruzioni auree che si compongono una sull’altra, fino a sembrare un’enorme chiesa gotica e contemporaneamente fantascientifica, in cui mancano solo le astronavine che volano qui e là. Aguzzando la vista, però, nota puntini bianchi che si volteggiano e… sì! Sono anime umane!

– È fantastico! Altro che Johannesburg! Voglio andarci subi…

La mano compassionevolmente solida del Santo lo trattiene per il braccio sinistro.

– Aspetta, Nelson, non correre… Ci potrai andar dopo, a Paradise City. Ora ti mostro dove starai tu.

– Cioè? Io non starò là?

– Ehm, no. Nelson. Il tuo posto è quello.

Il dito enorme del Sacro Custode distrae la mira di Nelson dalla splendente Città e lentamente si sposta a sinistra, fino a mostrare un rialzarsi di formazioni più tendenti al marrone sullo sfondo verde scintillante. Non che faccia una brutta impressione, osservandolo più attentamente, ma in confronto a ciò che ha di fianco…

– Ma Peter, cosa vuoi dire? È là che si abita? A cosa serve la City? Tipo agli affari? Oppure forse… Scusa, ho capito. Immagino sia tutta per Lui, per i Santi e per gli Angeli. Vero?

– No, Nelson, non è proprio così. Vedi, anche a Paradise City si abita. E ci sono anche altre città. È che lui sa che ogni tipo di uomo ha bisogno del luogo più adatto in cui vivere, ed ecco… quello è il luogo per quelli come te.

– Cioè?

– Dai, hai capito. Quelli colorati, con la pelle scura. Sai bene cosa intendo.

– Ma… sono basito.

– Tranquillo, Nelson: succede a tutti, appena arrivati. Ma ti renderai presto conto che è meglio così. Vedrai, ti troverai bene, ci sono tutti: Martin Luther King, Michael Jackson ritornato nero…

– Ma che Paradiso è questo, scusa? Uno si batte tutta la vita per la libertà, passa gli anni in galera, subisce umiliazioni di ogni genere, e quando muore arriva qui, a subire la stessa solfa? Ma stiamo scherzando?

– Ehi, Nelson! Calmino, dai!

– Spiegami, allora. Sono tutt’orecchi.

Il Santo sorride benevolmente, stridendo col crescente nervosismo del nuovo ospite.

– Nelson, questo è il Paradiso così come sostanzialmente lo descrive, o lo lascia intendere, il Cattolicesimo sulla Terra. Lui ci ha lasciato il libero arbitrio – anche se fino a un certo punto, eh, ché di noi uomini birbantelli mica ci si può fidare! -, ma vi ha sempre dato dei chiari segnali per portarvi sulla Retta Via. Non è un caso che il Cattolicesimo sia la religione più importante, nonostante ce ne siano a centinaia. Lo abbiamo impiantato stabilmente da millenni, e sai come ci si è messo direttamente il Figlio del Principale, altro che ventisette anni di carcere! E Lui, seppur con il bene che vuole a tutti, ha sempre prediletto quelli più palliducci, che infatti ha lasciato prosperare e dominare tutte le terre, avanzare nella civiltà, nella cultura e nella tecnologia. È esattamente come un padre che ha tanti figli: l’amore è per tutti, ma c’è pur sempre un prediletto. Certo, siamo tutti belli e tutti uguali, ma qualcuno più bello e più uguale degli altri ci vuole sempre. That’s evolution, baby. Del resto, voi siete stati i primi arrivati. Voi siete l’anello di congiunzione.

– Ma cosa dici?! Gesù mica era bianco! È nato in Palestina! Ce l’hai presente Arafat? Ti pare ariano?

– No no, Gesù era bianchissimo. Per quello i Romani si sono spaventati davvero, quando andava a dire che era il Re dei Re. E poi doveva per forza farlo nascere lì, era l’unico posto dove c’era gente che credeva in un solo Dio, mica poteva nascere a Roma o ad Atene dove ancora idolatravano dei buffoni con le corone d’alloro. A Roma ci si è arrivati per gradi, e poi ci si è stabiliti con forza. Dopo un po’ abbiamo dovuto mollare un po’ la corda, ma il nostro Agente è sempre là, saldo, in contatto diretto col Capo. Certo, non è facile. Siete davvero ingestibili. Abbiamo provato a indicarvi la strada col sommo teologo, quello che vi spiegava la verità assoluta. Vi bastava dargli retta, ma voi niente. E così s’è stufato e ha mandato una raccomandata. Ora stiamo provando col bonaccione,  il buono, il sorprendente: se non funziona neanche questo, mi sa che stavolta Lui si incazzerà di brutto…

– Oddio…

-Dai, ti prego. Non abusare della sua pazienza. Ricordati che Lui è estremamente benevolo, ma non è uno sprovveduto. E quando perde la pazienza… Dai, l’hai visto anche tu, sulla Terra, come si sfoga.

– Okay, scusa. Però tu hai usato il verbo incazzarsi…

– Io posso. Cioè, Lui me lo concede. Mi sono fatto  crocifiggere a testa in giù, io, ricordi? Comunque, sta’ tranquillo. Non è apartheid, ci tengo a chiarirlo. Lui non è razzista, però…

– … questa frase l’ho già sentita da qualche parte.

– Non interrompermi. Dicevo: Lui non è razzista, però è meglio che ognuno stia al posto suo. Fìdati, vedrai che non te ne pentirai.

– Vabbè…

– Peter! Peter!

Si sente una terza voce giungere dalla Città dorata. È un buffo paggetto, biondino con alucce candide dietro la schiena, tutto nudo col pistolino piccolo, che corre agitando una roba che sembra un iPad. Ha la voce stridula e un po’ antipatica, e una pronunciata erre moscia. Insomma, ricorda parecchio Gianni Cuperlo.

– Dimmi, Hahaiah, che succede?

– Hahaiah? Che caz… cioè volevo dire che raz… no, che diav… oh santo cielo! Che nome è?!

– Peter, abbiamo scoperto una cosa. C’è stato un problema nell’archivio centrale e c’eravamo persi un po’ di dati. Ma poco fa hanno ripristinato il backup. Si tratta di una faccenda un po’ imbarazzante. Sul tizio lì, che ti sta di fianco.

– Cioè?

– Beh, sai che è stato in galera, vero?

– Sì, ma ingiustamente. Gli amici sudafricani stavano un po’ esagerando con il trattare i colorati e…

– Eh, però lui incitava alla lotta armata. Ha ammesso la propria colpevolezza per dei reati gravi. Pensa che dal carcere diceva: “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!”. E una notte ha pure sognato di fare sesso con Barbra Streisand.

– Nuoooo!

Nelson abbassa lo sguardo, imbarazzato.

– Nelson, se è così, però, non va affatto bene.

– Eh? Cosa intendi?

– Vedi, hai commesso dei reati gravissimi, e li hai pure ammessi. Non è così che si fa. Ahi ahi ahi…

– Ma io mi sono pentito! Ho passato ventisette anni in carcere! Ho scontato la mia pena, e anche di più! E poi ho scritto poesie, libri, ho aiutato il prossimo… Sono stato pure un gran Presidente! Hanno fatto delle bellissime canzoni su di me… Gli U2! I Simple Minds! Quello lì che si chiama pure come te e di cui ora mi sfugge il cognome! Elio, anche Elio mi ha citato! Hanno fatto un film su di me che poi l’attore ha impersonato pure Dio!

– Che schifo, quel film, brividi… Comunque non basta, mi dispiace.

– Ma come?!

– Beh, il Boss è uno che le cose se le attacca all’orecchio. E poi qui manteniamo delle regole ferree. A noi non interessa la responsabilità, quello che conta è la colpa. Sai che differenza c’è? La responsabilità, per quanto riguarda le azioni negative compiute nel passato, ha un termine nel tempo. Nella sua forma più dura, è una pena, ma in genere finisce, magari con la morte. La colpa, invece, è eterna. Ed è uno strumento formidabile, per tenervi soggiogati. Se non ci fosse la colpa, fareste di testa vostra, e chissà che casini combinereste… Forse no, chi lo sa, ma Egli non vuole rischiare. Del resto, Dio non gioca a dadi, perché con voi si diverte già un sacco.

– Oh cazzo…

– Okay, puoi dire quel che vuoi. Anche bestemmiare. Tanto, ormai… Lucy! LUUUUUCYYYYYY!!!

– No, ti prego. Fatemi ritornare indietro. Rimettetemi sulla poltrona, con il cannetto nel naso. Con il Giornale in mano e Paris Hilton di fianco che spara cazzate. Anche con quel toscanaccio di merda che mi tiene la mano, se volete. Ma santa gazzella, free un corno…

Poveretto

 

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