L’approccio

L'approccio a freccioni

Chi mi conosce nella cosiddetta vita reale sa che di mestiere faccio il consulente. Questo mestiere, pur avendo la pecca che quando ti chiedono “ma tu che mestiere fai?” non sai da che parte cominciare a spiegare, è invero un mestiere bellissimo e degnissimo.

Ti chiama un Cliente (che si scrive sempre con la “C” maiuscola, perdio!), o sei tu che te lo vai a cercare e convincere, ti fa presente un problema o una serie di problemi che c’ha da risolvere o degli obiettivi di riduzione costi e/o (“e/o” è fondamentale, e l’abbiamo inventato noi consulenti) di incremento ricavi che c’ha da raggiungere, tu magari ti accrediti come quello che già sa, tipo “Oh, Cliente mio, non hai idea di quante volte ho già visto queste robe e le ho risolte, potrei scriverci un post su un blog!” e infine, se tutto va bene, vinci “il progetto” o “la commessa” e ti metti a lavorare duro. Ma lavorare duro davvero, ché ormai c’è la crisi e si spende sempre meno in consulenza, per cui è bene che i deliverable siano ben fatti, e che i risultati poi si vedano, altrimenti, cari consulenti, siete i primi che se ne vanno fuori dalle balle e/o dai coglioni.

Prerequisito fondamentale per convincere il Cliente è il cosiddetto “approccio”. Esso si spiega sempre con quella che, nel gergo consulenziale, si chiama “slide freccioni”, della quale vedete riportato sopra un modesto e parziale esempio. La “slide freccioni” è sempre un po’ una palla da preparare, perché non si può liberare troppo la fantasia nel powerpoint.

Ah, ecco. Non vi ho detto che i deliverable (o, più autarchicamente, i prodotti finiti) spesso sono presentazioni powerpoint (in realtà non è così, perché ciò che dai al Cliente è molto di più, ma direi per ora di semplificare), strumento software nel quale i consulenti sono generalmente maestri. E quando vai da quelli che io sul powerpoint gli ho visto fare delle cose che neanche Rutger Hauer può immaginare e gli dici che devono fare la “slide freccioni”, un  po’ li vedi soffrire, ma con grande dignità.

La “slide freccioni” è per forza semplice e asciutta, e deve spiegare chiaramente cosa farai per il Cliente, come, con quale successione logica, cosa ti serve da lui, in quali tempi, e altre cose che vedi e non vedi, come della bella lingerie essenziale, senza pizzi e fronzoli.

E quello che sta scritto nella “slide freccioni” poi va fatto, o se cammin facendo trovi ostacoli imprevisti la devi rifare, perché, come ho già detto, altrimenti e/o.

Si tratta essenzialmente di struttura. Avete presente il programma di addestramento fuori da Matrix? Ecco, non è quello. O forse sì. Ciò che il Cliente magari potrebbe anche fare da solo, perché nessuno meglio di lui e/o lei conosce il mestiere che fa, ma che non ha tempo e/o energia per fare, perché è incasinato da mille problemini, urgenze, emergenze, capi che vogliono i report, report che non sanno da quali capi andare, eccetera, eccetera, lo fai tu consulente per loro mettendoci un punto di vista diverso, dato che magari davvero hai già visto cose simili o che da passate esperienze sai trarre ciò che serve a questo Cliente, e appunto lo fai in modo strutturato, logicamente, dato A consegue B, quasi lapalissiano.

Ma anche aperto: è fondamentale, questo aspetto. Tu parti con delle cose, dei problemi, degli obiettivi, come ho detto, ma non sai dove arrivi, se quei problemi li risolverai, se quegli obiettivi li raggiungerai. Il deliverable lo costruisci, se fai bene il tuo mestiere, vivendo.

E i risultati, alla fine, vengono fuori, davvero. Perché è a questo che servono la nostra parte logica, il nostro emisfero cerebrale sinistro: a rendere realizzabile ciò che la nostra fantasia, il nostro estro, la nostra intuizione, il nostro emisfero cerebrale destro magicamente creano.

Dunque, quando sento parlare, in politica, degli “scandali delle consulenze”, mi incazzo davvero tanto. Non ho alcun dubbio che moltissime delle cosiddette consulenze per le quali vengono spesi soldi pubblici siano in realtà marchette, favori e controfavori. Insomma, non è che difendo consulenti che non sono degni di questo nome. Mi girano i coglioni perché dico: magari quei soldi venissero spesi per consulenze come si deve! La “spending review”, per dire, quella sì che varrebbe una consulenza coi fiocchi!

E, in generale, ritengo che la politica di oggi non dovrebbe distinguersi più per le idee, o i cosiddetti contenuti. E neanche per la forma, il linguaggio, le parole d’ordine o gli slogan: ormai abbiamo imparato che sono solo aria fritta con la quale nascondere il vuoto pneumatico.

Per rimettere in carreggiata quest’Italia, a mio parere, ci vorrebbe un “approccio”, da cui magari uscirebbero, inaspettati, idee, contenuti e forme nuovi.

Insomma, se ci fosse un politico, uno solo, che mi mostrasse una “slide freccioni” ben strutturata e convincente, chissà, magari sarei pure disposto a votarlo.

 

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3 Responses to this post.

  1. Posted by giovanni on 01.01.14 at 23:56

  2. Posted by alexfor on 02.01.14 at 10:06

    È lungo, mi ci vorrà del tempo.

  3. Posted by alexfor on 07.01.14 at 12:40

    Esemplare. Non commento più di tanto perché, conoscendomi, scriverei per ore. Mi limito a due considerazioni.

    1. è capitata anche a me una cosa del genere, con il fornitore del servizio di hosting per questo stesso sito. L’ex fornitore del servizio di hosting, anzi (che continua bellamente a mandarmi le sue newsletter, come se niente fosse accaduto, tra l’altro).
    2. conoscendo un po’ l’Italia e gli italiani, e ritenendomi transitato dalla rabbia (che è un passaggio necessario ma alla fin fine si rivela sterile) alla compassione, credo che la verità, nella tua vicenda, stia in quel “non siamo in grado di fare riaccrediti”. Cioè, davvero, secondo me non possono farlo. Non hanno la “feature” e non hanno i soldi per svilupparla. Ma – e questo è tipico dell’Italia – non hanno il coraggio di ammetterlo chiaramente.

    In bocca al lupo, per il cinema e per la vita in generale.

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