Un appello serio

Caro Parlamentare,

(per comodità mi rivolgerò a te al maschile; non avertene se sei donna, ma un appello pieno di “o/a” proprio non si può leggere)

mi rivolgo a te per quello che una volta qualcuno chiamava “un accorato appello”. Lo faccio a prescindere da chi tu sia, dalla tua storia, dal tuo sesso, dalle tue idee, e soprattutto dall’entità politica alla quale tu pensi di appartenere.

Hanno appena silurato la legge con la quale tu sei stato eletto. Puoi vedere questa cosa al solito modo, come la dimostrazione che tu e i tuoi avevate ragione e quegli altri torto, che la colpa è loro e non tua, insomma puoi applicare i soliti metodi ideologici e parzializzanti per spiegare le cose e decidere cosa (non?) fare. In poche parole, puoi reagire a questo avvenimento come hai sempre fatto.

Oppure, Vendola.

(scusami, non ho resistito)

(se sei Vendola, puoi permetterti di ridere di gusto, anche in pubblico)

Oppure, dicevo… puoi fare qualcosa di nuovo. Puoi provare a vedere le cose come stanno. Puoi notare che non c’è alcuna sconfitta o vittoria in quello che la Corte Costituzionale ha sancito. In fondo, questa Corte si occupa di regole, e ha semplicemente osservato che una legge (piuttosto importante, eh, non lo nego) non rispetta le “macro-regole” sulle quali è stata basata questa nazione, questo stato, questo raggruppamento geografico di esseri umani. In fondo, ha detto una cosa del tutto banale. Usando una metafora calcistica come in questo paese piace tanto fare: qualcuno – sì, è stato un po’ furbetto, in Italia siamo tutti specialisti nell’essere furbi e non nell’essere intelligenti – ha cambiato le regole del gioco e, visto che c’aveva gambe spesse e scarpe robuste, ha stabilito che si giocava con un pallone di acciaio pressofuso. Questa Corte, che secondo me non è composta né da semidei né da cialtroni ma da tizi che hanno studiato ciò di cui si occupano, ha fatto semplicemente notare che giocare con una sfera siffatta è un po’ da coglioni, perché ci si fa male ai piedi. Tutti quanti.

Io ti chiedo cortesemente di interrogarti se questa occasione non sia tale da provare, una volta tanto, a ricordarti che sei dotato di un cervello potenzialmente autonomo, che sei un essere umano, un individuo pensante, e non importa in questo momento se ciò dipenda da uno sviluppo casuale di atomi nel corso di miliardi di anni o da qualcuno / qualcosa chiamato Dio. Ora è così, tant’è: vedi se riesci a trarne un vantaggio.

Assumiti le tue responsabilità. Ricordati che, nel tuo caso, potrebbe non essere che uno vale uno. Quell’uno potrebbe valere molti milioni, e non mi riferisco solo a quelli che hanno votato il tuo partito, ma a tutti gli elettori, anzi a tutti i cittadini italiani, anzi a tutti gli esseri umani cui capita di vivere entro i nostri cosiddetti confini o anche solo di passarci. Forse anche di più, considerando l’import/export o che quando una farfalla sbatte le ali a Pizzo Calabro a Pechino un cinese si caga addosso, ma per ora lasciamo stare.

Non che tu ti debba addossare “colpe” o che le debba scaricare su altri. Prova a renderti conto del potere che hai, non nel senso becero, ma nel senso letterale del termine. “Tu puoi”, direbbe forse il signore d’oltreoceano, anch’egli un po’ in crisi perché  non più consapevole del messaggio che dava innanzitutto alla propria persona.

Puoi provare, per esempio, prima di buttarti sul Mattarellum, a chiederti perché mai, da un punto di vista tecnico, i “Signori della Corte” (che fa un po’ Law & Order e un po’ Frodo & the Company of the Ring) hanno bocciato il Porcellum, o magari aspetti che lo spieghino. Tipo, hanno detto che le liste bloccate non vanno bene. Magari l’uninominale, che in fondo è un listino piccino picciò composto da una personcina sola, potrebbe essere pure lui incostituzionale? Provare almeno a chiedertelo, con interesse e curiosità, senza partire in quarta con quello che dice il capo o chissà chi?

Era solo un esempio, eh. Tu, che hai l’onore e il privilegio di sedere in quegli scranni, credo avrai più nozioni di me per farti venire altre brillanti idee, riflettere, analizzare, sentire la pancia e andar in bagno e poi rimetterti a pensare, e magari sederti a un tavolo per discuterne con gli altri (sì, anche quelli che ti stanno un po’ sul cazzo), prendere in considerazione i loro dubbi, se fondati su pensiero autonomo come il tuo, senza aspettare commissioni bicamerali o moniti di questo o veti di quell’altro o di capire cosa devi fare pro tuoi o contro altri in base all’ultimo sondaggio o il vaffanculo di non so chi a chi. Poi magari vengono fuori due o tre proposte, le votate (siete lì per quello, anche se eletti sulla base di una legge porcellina birichina) e quella che prende più voti passa. Che ne dici? Ti sembra una cosa così impossibile? Ti viene in mente qualcos’altro?

Su, dai, provaci. Anche tu che leggi – se mai leggerai -, da solo. Anche uno può fare la differenza. Uno su 60 milioni, uno per 60 milioni. Come quello lì di cui nessuno parla e che io non so neanche come si chiami, che ha posto il tema ai Signori della Corte, portandoti dove sei ora.

È un’occasione unica, forse irripetibile. Io – non ci crederai – ho ancora fiducia in te. Penso ancora che tu possa farcela, a prescindere da chi tu sia, dalla tua storia, dal tuo sesso, dalle tue idee, e soprattutto dall’entità politica alla quale tu pensi di appartenere.

In bocca al lupo.

Con affetto.

Alex.

 

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