Alfredo Carponi /1

Comincio oggi una specie di esperimento narrativo: mi attira perché, come capirete, lo trovo molto impegnativo. Ho un inizio e una vaga idea di dove andare a parare, alla fine. Mi piacerebbe che commentaste, mi deste idee, mi criticaste. Quello che vi gira, insomma, se ne avete voglia. Buona lettura, e buona interazione.

 

 

Caldo e freddo dagli occhi. O meglio, da ciò che ne rimane.

Il caldo arriva da dentro. Riconosco l’acquosità del mio sangue che scende copioso dalle orbite, mentre passo sconvolto ma delicato le dita sulle palpebre semichiuse. Non c’è solo ciò che sicuramente fino a poco prima era per me rosso vivo. C’è anche una specie di cavo appiccicoso che esce da ciascuno dei luoghi ora vuoti, nel mio stesso teschio. Decido, timoroso, di saggiarne uno con il tatto, ma già so: mi ricorda uno di quei filamenti nervosi che, nelle bistecche o nel bollito, solitamente scarto con attenzione.

Bastano pochi centimetri – una decina? – seguendo quello a destra con il polpastrello dell’indice e giungo a un globo del diametro di una biglia da spiaggia, di quelle che ci giocavo da bambino e che c’avevano i corridori di bicicletta, dentro. Non serve più a niente ora questa sfera: è tutto buio. Comprendo immediatamente che la fida compare di sinistra versa nelle stesse condizioni. O forse peggio, perché non sento il peso che mi tira lievemente il cervello da dentro.

Già, ma c’è anche il freddo. Perché sono in ginocchio. Anzi, a quattro zampe. “Carponi? È così che si dice?”, mi chiedo, cercando di scherzare, impietosamente. E mi piove, addosso. Da quest’acqua gelida che si mescola al sangue proviene la parte bassa delle temperature da me percepite. “Freddo fuori, diecimila gradi all’interno”, mi dico cercando di ricordare il pomodorino in guarnizione di Fantozzi. Ma niente, non mi fa ridere.

Perché la peggiore delle domande aleggia sul fondo di queste scoperte sensoriali, ancora oltre lo sfondo nero dell’assenza della vista.

“Chi sono io?”

No, non è un ritiro Zen quello che mi vede impegnato in un macabro esercizio di autoconsapevolezza fisica. Non è il più semplice e impegnativo dei koan che mi fa arrovellare. È proprio una cosa più basica, tipo che non ho la più pallida idea di come cazzo faccio di nome e di cognome.

“Carponi”, insisto su me stesso, al di là del più becero cinismo. “Facciamo che, finché non ne saprò di più, mi chiamerò Carponi di cognome. In fondo non è male: ricorda pure quello stronzo dell’amico di Fant…”

– Alfredo! Mio dio, Alfredo! Cosa t’hanno fatto?!

“Alfredo Carponi? Non suona affatto male, devo ammettere. Sempre ammesso che questa stronza parli a me. Ma chi diavolo sarà mai?”

Mi sento sollevare da dietro, come se questa donna mi volesse sodomizzare ma fosse molto, molto inesperta. Poi, più sicura di sé, mette il mio braccio sinistro intorno alle sue scapole, e davvero comincia a tirarmi via. Decido di aiutarla, tanto, peggio di così, mi pare difficile che possa andare. E poi ha davvero un buon profumo, una specie di frutto; ma io, che i frutti mi par di ricordarli disegnati sulle confezioni dei succhi, che ne so più quale sia? Banana? Ciliegia? Entrambi? Boh? I suoi lunghi capelli lisci mi sfiorano piacevolmente gli zigomi.

– Vieni, Alfredo, andiamo da Paolo, il mio amico dottore. Lui ti aiuterà.

E andiamo da Paolo, dai.

– Paolo-Paolo-Pa’, Paolo maledetto…

Mi metto a canticchiare come un ubriaco, anche per sentire che suono ha la mia voce. Perché non l’ho ancora sentita da quando ho ripreso i sensi in quella specie di incubo.

Ho l’impressione che non sia solo io cieco, ma che sia sera, o notte. Non so in base a cosa lo penso, ma mi sa anche che, mentre ci trasciniamo sotto la pioggia scrosciante, alcuni compassionevoli lampioni ci indichino la strada.

 

(continua, credo)

EDIT1: seconda puntata by Uomo Morde Cane.

 

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2 Responses to this post.

  1. Posted by alexfor on 06.02.14 at 16:29

    (perdonatemi, ma a volte rileggo e mi scappano modifichine…)

  2. Posted by Alfredo Carponi /2 on 09.02.14 at 10:26

    […] di scrittura collettiva. Riprendo il post di Alexfor e riparto da dove lui termina. Chi prosegue? Il/la primo/prima che si prenota nei commenti avrà la […]

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