Namastè

 

 

alexfor: max

Uomo Morde Cane: eh

alexfor: andiamo a torino insieme?

alexfor: quando arriva bosusco

Uomo Morde Cane: che c’è a Torino?

alexfor: ci spacciamo per i suoi fratelli

Uomo Morde Cane: ah

Uomo Morde Cane: 😀

Uomo Morde Cane: 😀

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor: e lo rapiamo di nuovo

Uomo Morde Cane: 😀

Uomo Morde Cane: gli chiediamo se ci organizza un viaggio costosissimo

Uomo Morde Cane: in corea del nord

Uomo Morde Cane: gli diciamo di aspettarci là

alexfor: io so solo una cosa

alexfor: lo voglio

Uomo Morde Cane: vestito da coreano del sud

alexfor: voglio bosusco

alexfor: tutto per me

alexfor: lo voglio in casa

alexfor: come un oggetto di arredamento

Uomo Morde Cane: un immane arbre magique al contrario

alexfor: voglio appendere l’impermeabile al suo naso la sera quando torno a casa

Uomo Morde Cane: quando ci passi davanti diffonde fragranze

alexfor: asciugarmi il cazzo nei suoi capelli dopo aver pisciato

Uomo Morde Cane: così è pronto e oleato

alexfor: “vieni paolo, accompagnami in bagno”

alexfor: e deve cantare quando glielo chiedo

Uomo Morde Cane: stiamo cazzeggiando, alex

alexfor: gli lascio decidere cosa

Uomo Morde Cane: io devo litigare

alexfor: no max

alexfor: sono serissimo

Uomo Morde Cane: (rofl)

alexfor: voglio bosusco

alexfor: poi se vuoi te lo presto quando hai bisogno di litigare

alexfor: gli urli un po’ contro

Uomo Morde Cane: 😀

Uomo Morde Cane: si spezza

alexfor: no, si piega

alexfor: me lo vedo tu che urli e lui con i capelli che svolazzano all’indietro e la faccia tirata

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor: ma sorride

Uomo Morde Cane: (rofl)

alexfor: lui sorride sempre

Uomo Morde Cane:

Uomo Morde Cane: è sereno

Uomo Morde Cane: con tutto quello che guadagna

alexfor: poi ti fa il segno del namastè con le mani

alexfor: “grazie”

Uomo Morde Cane: è vero

alexfor: come nelle foto

Uomo Morde Cane: si nutre di bacche

Uomo Morde Cane: radici

alexfor: poi quando mi gira il cazzo lo metto in lavatrice

alexfor: tutto quanto

Uomo Morde Cane: beve solo acqua di fonte

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor: e non si cambia mai

Uomo Morde Cane: mai

Uomo Morde Cane: è inutile

alexfor: 😀

alexfor: ci scriverò un post

Uomo Morde Cane: crede nei valori veri

alexfor: su bosusco

Uomo Morde Cane: 😀

Uomo Morde Cane:

Uomo Morde Cane: lo facciamo insieme?

alexfor: tra un anno, credo

Uomo Morde Cane: non so come

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor: le cose che sono scritte qui

Uomo Morde Cane: copia incolla

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor:

Uomo Morde Cane: ed è fatto

alexfor: esatto

Uomo Morde Cane: bene

alexfor: un dlq a due

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor: anzi a tre

Uomo Morde Cane: lo mettiamo sul blog

alexfor: io te e bosusco

alexfor: (y)

Uomo Morde Cane: lo ripuliamo dalle cose inutili

Uomo Morde Cane: tipo le tue.

Uomo Morde Cane: e pubblichiamo

Uomo Morde Cane: dai

Uomo Morde Cane: ora

alexfor: suca

alexfor: 😀

Uomo Morde Cane: 😀

alexfor: in contemporanea?

Uomo Morde Cane: sisi

Uomo Morde Cane: è una ficata

alexfor: foto con camicia bianca

Uomo Morde Cane: sperimentazione

alexfor: (y)

Uomo Morde Cane: (rofl)

alexfor: vai

Uomo Morde Cane: dove chiudiamo?

alexfor: fino a dove?

alexfor: ecco

Uomo Morde Cane: (rofl)

alexfor: qui

Duralex: chi?

alexfor: chiudiamo qui

Uomo Morde Cane: ok

 
Ringrazio l’amico Uomo Morde Cane per l’esperimento, e mi scuso per l’eccessivo numero di accessi provenienti da questo blog che sicuramente faranno crollare il suo.

 

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Relativamente

Fuzzi Mib quella mattina si svegliò con la luna storta. “Non ne ho proprio per il cazzo di sbiancarmi l’ano”, rimuginò. Eppure doveva, era scaduto il periodo di prova, e i miglioristi gli stavano con il fiato sul collo.

“Elsa”, disse alla figlia, “io esco. Fa’ la brava, mi raccomando. Vedi di non toccarmi i contratti di apprendistato, almeno stamattina. E riguardati quel terzo occhio”. “Lo farò entro il 26 di marzo”, si bullò lei.

Il sole era scomparso quando uscì dalla porta sul retro della conchiglia a schiera, e pioveva fittissima e abbondante acqua Uliveto. “Plin plin! Plin plin!”, risuonava una voce di spesa nella sua auto. “Sta’ zitta, una volta tanto!”, urlò a Elisabetta Canalis, che aveva preso il posto della Chiabotto nel sedile posteriore. Alex, di fianco a lei, ruminava con gioia un passerotto. “Non andare via”, lo pregò Fuzzi.

L’auto era una Ford Focus C Max, Max per gli amici, un’auto che si parcheggia da sola, comincia a frenare da sola quando davanti c’è una coda, anche alla vaccinara, si dirige da sola dal benzinaio e si rifornisce da sola, approfittando dello sconto superself. S’era pure comprata da sola: Fuzzi Mib se l’era trovata una mattina sul ciglio della strada, che agitava le chiavi. Dal conto online webankshehulk erano scomparse alcune migliaia di Btp Italia, specificamente pensati per il piccolo risparmiatore, e tutti i punti fragola, ma lui non c’aveva fatto caso più di tanto. “Il caso non esiste”, gli aveva detto sua moglie Joseph, leggendo l’ultimo saggio di Fabio Volo intitolato “Tanto va la gatta al lardo”.

Squillò lo smartphone 3GS megamind android IV il terribile release benedetto XVI. Dall’altro capo del mondo lo stava chiamando Giulio Cesare Marcoré. Lo riconobbe dal logo inconfondibile, che recava la scritta “pedista”. Non rispose. Non si sentiva abbastanza Tim yang quella mattina, o forse l’altro era troppo yin. Tim Yang, il figlio di Paul, living in the love of the common people. “Le palle di Paul che rispondo”, si disse.

Fuzzi Mib attese un’ora nella saletta dello sbiancatore. Di fianco aveva alcune borse asiatiche, poco mosse. Quando fu il suo turno, aprì la porta dello studio in lieve calo.

“Come sta Elsa?”, chiese il dottore mettendosi il turbante ed i guanti di flanella. “Un po’ distratta, ultimamente. Sempre a giocare col DS, a Mario Facts.  È arrivata al livello ammortizzatori sociali e non riesce a superarlo”. “Cristo santo, è terribile quel livello. Serve la mossa milleproroghe, altrimenti non si passa”. “Eh, ma non è ancora riuscita a sbloccarla”. “Allora sono guai. Ma ora si sdrai, prono come non mai”. “Mi parla in rima?”. “Sì, oggi è la giornata mondiale della poesia”. “Che culo”.

L’intervento fu rapido e indolore. Un paio di colpi di pennello, un emendamento dell’opposizione e una nota di Donadi, e il gioco era fatto.

“Signor Mib, c’erano una decina di veti della Cgil nel suo colon, li ho rimossi”. “Uh, davvero? Grazie!”. “Il neo, invece, gliel’ho lasciato. Tanto per ora è nazista. Se comincia a parlare come Vendola, glielo asporterò”.

Fuzzi Mib, che era nudo, si rivestì velocemente di piombo pressofuso.

“Che Tonino Guerra muoia presto!”, si congedò dallo sbiancatore. “Yes, we can!”, gli rispose l’altro, che secondo Jean Paul Sartre non era altro che sofferenza. “Presto ci libereremo dall’eterna ruota del samsara”, chiosò il dottore, mentre Fuzzi Mib scampanellava festante per annunciare la chiusura di Wall Street.

Si avvicinò alla segretaria, Emma Marcegaglia. “Quant’è?”. “Sono 18 Angeletti e 4 curve a gomito”. “Minchia! Come mai stavolta è così caro?”. “Non ha fatto l’esame dello spread, come aveva chiesto anche l’igienista dentale di Berlusconi. In quel caso, avremmo applicato il tasso variabile”. “OK, la prossima volta li farò. Li prende i ticket restaurant?”. “Certo, come no?”, sorrise Emma.

Poco dopo, Fuzzi usciva dal tunnel del divertimento, saltellando. Era tutto bianco, cosa che lo rendeva raggiante come Guariniello ad un processo sull’amianto.

“E ora, che faccio?”. “Potresti andare affanculo”, gli fece eco il drive assistant di un Mercedes. “Pietà!”

Rifletté a lungo davanti a uno specchio. Poi, grazie al collocamento Enel, l’illuminazione.

“Imboccherò la A4 dalla fotocopiatrice, e andrò a farmi un bell’aperitivo al Qaeda. Oh happy hour!”, si disse con determinazione. “Un paio di bambini ebrei on the rocks andranno benissimo”.

 

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Buon Coso a tutti

Oggi è Natale, per cui vi parlerò dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Cosa c’entra l’articolo 18 con il Natale? Pensateci, non è difficile.

Entrambi sono santi, guai a chi li tocca.

Entrambi rendono tutti più buoni. E l’articolo 18, in particolare, ci riesce con il cattivo padrone, il datore di lavoro, che tutti licenzierebbe appena lo si lasciasse libero di farlo. Perché il datore cattivo non vede l’ora di licenziare, in cuor suo. Ma appena tenta di farlo, viene sopraffatto dai fantasmi del lavoro passato, del lavoro presente e del lavoro futuro.

Il vecchio datore è lì tutto imbronciato, camusso, che medita su chi licenziare per primo. È solo per una puerile malizia ingannatrice che si fa chiamare “datore”: lui, invero, dà solo per levare. Lui assume le genti solo per licenziarle. Le stupide genti, quelle che da sole non ce la possono fare, che han bisogno degli angeletti che le proteggano. Ché senza di loro, sarebbero pieni di malanni, e invece, fortunatamente, son riempiti di bonanni.

Ora, pare che ci sia qualche bastardo che vuole privarci dell’articolo 18, ubriacare le renne di Babbo Natale, far mangiare una menta fredda al bue e all’asinello, e fermare l’introduzione della moviola in campo.

Noi dobbiamo dire no, a tutto questo.  È ora di finirla con la negazione dei nostri diritti fondamentali. Dobbiamo fare presidi in ogni dove, in tutti i modi, in tutti i laghi.

Come se non bastasse, la gente continua a morire. Ma che Natale è mai questo? E tanti onesti lavoratori continuano a perdere il lavoro. Ma che articolo 18 è mai questo? Perfino Giorgio Bocca muore, a Natale!

C’è la crisi che ci sgonfia il panettone. Il Monti ci chiede sacrifici. Il Ratzinger ci chiede sacrifici. Il Colle ci chiede sacrifici. Ma perché dovremmo farli? Io chiedo un articolo 18, che ci salvi dalle manovre. Se mi arriva una manovra, e mi aumenta le accise sulle sigarette e sulla benzina, io chiedo di essere reintegrato. Dove? Ma fate un po’ voi, io che volete che ne sappia?

Per fortuna sta arrivando il Maya. Vedrete la fine che faremo, quando arriverà il Maya. Voglio proprio vedere le facce che avrete, quando il Maya verrà a prenderci tutti, tutti quanti. Voglio vedere se avrete ancora la forza di chiederci sacrifici.

Non vedo l’ora che arrivi quel 21 dicembre di tra un anno che verrà. O forse il 25. O il 18.

 

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