Attendo il giorno


 
Attendo il giorno in cui finiranno le tue paure, quelle che io so – te l’ho sentito proclamare con grande emozione – tu vuoi superare. Quel giorno tu saprai che le tue paure ci sono, sono lì, fanno parte di te, e la cosa più insensata è proprio averne paura.

Attendo il giorno in cui ti renderai conto che ti basta decidere che vuoi essere libero, forte, coraggioso, per esserlo. Quel giorno le voci che hai in testa, quelle che ti bloccano convincendoti del contrario, diventeranno un rumore di fondo, sempre meno intenso e fastidioso.

Attendo il giorno in cui vedrai, come io vedo chiaramente, quanto sei potente, e quanto tu stesso trattieni questa tua potenza non si sa neanche perché. Quel giorno distenderai le tue gambe in una falcata maestosa, che le tue braccia accompagneranno sciolte ed energiche, e sferrerai un calcio così micidiale che – altro che Inazuma Eleven! – la rete rischierà di spezzarsi all’impatto con il pallone.

Attendo il giorno in cui cristallizzerai la tua volontà di essere felice. Tu innanzitutto, e gli altri di conseguenza. Non viceversa. Quel giorno comprenderai la differenza tra vivere e sopravvivere, tra amare e possedere, tra essere amico e strumentalizzare. Quel giorno potrai ringraziare per l’attenzione chi proietta su di te aspettative solo sue, e chiedere gentilmente che si faccia da parte, quando è in ballo la tua serenità, continuando a condividere le tue emozioni se e quando se lo meritano.

Attendo il giorno in cui vedrai che non c’è conflitto tra te e gli altri, che la contraddizione è solo apparente, e che quando accetti integralmente te stesso allora accetti integralmente anche gli altri, anche se li inviti più o meno gentilmente a farsi da parte. Ché la vita e tua e hai pieno diritto di goderla in ogni singolo attimo in cui si dipana, di ridere di ciò che ti fa ridere anche se il bacchettone di turno dice che non si può, di arrabbiarti, di piangere, e di stare da solo con te stesso tutto il tempo di cui hai bisogno.

Quel giorno io ci sarò, e ti vedrò trionfare. Applaudirò, da fuori ma insieme, distinti ma uniti, e mi commuoverò.

Ma poi, perché diavolo parlo al futuro? Quel giorno è già arrivato, forse era ieri, forse sarà un domani qualunque.

Anzi, lo so, è oggi.

Ci vediamo tra poco. Buon compleanno.

 

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E tu, witter?

 

Finalmente, dopo anni passati a chiedermi “ma a che cazzo serve Twitter?”, ora il misterioso social network sta assumendo un nuovo ed entusiasmante significato. Almeno per me.

Questo significato, peraltro, è tutto italiano. Ho capito che i nostri Vips vanno lì sopra perché lo fanno le star ammerigane, quindi non puoi non stare anche tu su Twitter, tu che in Italia pensi di contare qualcosa.

Peccato però che i nostri ci vanno con lo stesso atteggiamento broadcast, di benedizione urbi et orbi, con cui appaiono a fare le loro pisciate in un qualunque programma Tv più o meno compiacente, oppure discutendo – si fa per dire – anche animatamente con loro pari (si vedano i Ballarì o analoghi, per esempio). E la gente a casa a mandarli chi più chi meno affanculo, tanto loro mica sentono.

Ma qui su Twitter la cosa è un po’ più pericolosa, perché quelli verso i quali pontificano gli si possono ritorcere contro. E non è ancora come su Facebook, dove qualunque perla di saggezza ottiene centinaia o migliaia di likes, shares comments, e non si capisce più nothings. Lì, spesso, se scrivi qualcosa di intelligente e/o spiritoso, si perde nel coro delle pecore belanti (pro o contro che siano).

Per cui il mio invito è il seguente. Fate come me: rispondete loro su Twitter. C’è l’apposito tastino: Rispondi. Non è difficile.

Ma non incazzandovi, ché non ne vale la pena. Trattateli alla pari, soprattutto quando vengono a insegnarci cos’è giusto e cos’è sbagliato, cosa bisogna fare e cosa no, eccetera eccetera.

Il mio personalissimo consiglio è: prendeteli per il culo. È semplicissimo. Sparano tali cazzate che un destro, a qualunque persona minimamente dotata di senso dell’umorismo, lo offrono sempre.

Certo, inizialmente non risponderanno, non cadranno nelle provocazioni, vi tratteranno come troll. Ma se comincia a farlo un po’ di gente, beh, voglio un po’ vedere…

Diamogli addosso, dai. A mio parere, al giorno d’oggi, le rivoluzioni si fanno così.

 

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Jamme! Anduma!

“Vediamo se risponde”, ho scritto su Facebook.

 

Dalla mia pagina Facebook.

 

Massimo Siano Ti ha cancellato il commento?

GpGiampi GiampaoloCoriani ma che cazzata, saviano.

Domenico Sisinni Semplicemente all’epoca, prima che i piemontesi invadessero il Regno senza nemmeno una dichiarazione di guerra, le Due Sicilie erano molto più evolute del regno di Sardegna.

Luisa Vardiero eccerto, al giorno d’oggi son problemi…

Alexfor Massimo, spero di no!

Marco Barbierato Quindi a un’idiozia odiosa replichiamo con un’idiozia odiosa. Wow…

Massimo Siano Io non lo vedo.

Mario Pusceddu razzismo demenziale

Domenico Sisinni Credo che con questo commento abbia cercato di spiegare che non è carino invadere una nazione, trucidarne gli abitanti a centinaia di migliaia, razziare, stuprare e dopo prendersi il lusso di dire ai discendenti che puzzano. Non ha scritto che i campani sono superiori, sarebbe un’idiozia. Fossi stato in lui non mi sarei nemmeno preso il disturbo di commentare, visto che parliamo di tifosi, ergo parameci.

GpGiampi GiampaoloCoriani allora si è spiegato molto male, perchè io capisco tutt’altro.

GpGiampi GiampaoloCoriani anche perchè paradossalmente molti discendenti degli stuprati e razziati abitano a torino e tengono per la juve.

Domenico Sisinni Bisognerebbe chiedersi come mai abitano a torino..ma capisco che ciò richiederebbe tempo e sforzo. Si dovrebbe studiare la storia, quella vera, raccogliere dati, informarsi. Suppongo sia più comodo continuare a ragionare con approssimazione e un po’ di sano razzismo, vero?

Alexfor Massimo, boh? Tra i miei tweet e tra le risposte al suo lo vedo, ma effettivamente nella mia pipeline (di dice così, no?) non lo vedo.

Ma restiamo pure a discutere di interessanti concetti come la nazione campana e la piemontese, ché magari tra un po’ spunta pure la padania.

GpGiampi GiampaoloCoriani vabbè.

Domenico Sisinni Con l’unica differenza che la padania non è mai esistita 😉
Bene, se il MinCulPop ha stabilito che l’argomento non è interessante si taglia subito, non c’è problema.

GpGiampi GiampaoloCoriani è vero, la padania non esiste, come la mafia (et similia) 😉

Giovanni Giò Giò Giordano alexfor, dai, cazzo… è una battuta innocua… non cerchiamo tutte le volte di contare i peli del culo di saviano… 🙂

Alexfor Ricordo il Regno delle due Sicilie, o mi sbaglio? Continua pure, invece di invocare censure inesistenti. È interessante, davvero. O forse ti sei accorto di aver lanciato un boomerang?

Alexfor Le battute le faccio io, lui fa il moralizzatore. Dimmi quanti degli innumerevoli retwettatori l’hanno intesa come battuta.

Giovanni Giò Giò Giordano hahahahahaha alexfor, vaffanculo 😀

Domenico Sisinni Niente boomerang, non mi piace parlare a vanvera; da quello che leggo tutti i giorni pensavo di essermi iscritto a una pagina dove si capisce l’ironia, per questo ho citato vecchi ministeri….mi fa piacere che trovi la cosa interessante, davvero.

@Giampaolo Ti rassicuro, la mafia esiste..gentile lascito dei savoia anche quella.

Giovanni Giò Giò Giordano hahahaha tu fai le battute e lui il moralizzatore… ma ti rendi conto della cazzata immane che hai scritto ? io l’ho letta sulla pagina di facebook di saviano… e l’ho capita per ciò che è una semplice battuta… magari non brillantissima come le tue , ma una battuta… poi voi duri e puri siete sempre a contare i peli del culo di saviano… quanti di voi sono andati dai casalesi a dire loro in faccia che sono delle merde ? hahaha lì, vi trema il dito 😀

Alexfor Potrei rispondere un sacco di cose.

Potrei rispondere che “ahahah! era una solo una battuta” dov’è già che l’ho sentita? Ah sì, le barzellette del Berlusca. E lì tutti i moralizzatori a dargli addosso (che poi a me quella di “orchidea-orcodio” fece pure ridere, anche se, tecnicamente, era un’idiozia).

Potrei rispondere che a Saviano, che ha 250mila follower su twitter, non so quanti fan su Facebook e non so quanti milioni di spettatori ogni volta che appare in TV per spiegarci cos’è giusto e cos’è sbagliato, non gli conto i peli del culo, gli conto le singole cellule di cheratina di ogni pelo del culo. “Le parole sono importanti”, chi è già che l’ha detto? Che poi magari facesse un po’ di battute, ogni tanto: è di una noia mortale. Lui come gli altri moralizzatori di stocazzo, di sinistra, di destra, di centro, di sopra e di sotto che siano. Ma le battute bisogna saperle fare, bisogna che sia chiaro che lo sono, specie se possono essere scambiate per razzismo al contrario. Piuttosto lo scriva a lato: “Oh, raga, è una battuta eh”. Credo ci stesse nei 160 caratteri.

Potrei rispondere che sono piemontese, e quindi mi sta sul cazzo che si additi la terra in cui sono nato di questo e quell’altro crimine (la mafia pure, questa mi mancava). Conoscete questa emozione? Magari, se volete, vi rispondo così: “ma andate affanculo voi, terroni di merda”, e poi di fianco ci metto “è solo una battuta, neh” (quel bel “neh” piemontese che ancora oggi che vivo lontano dal piemonte, che sono emigrato, mi fa tanto ridere). Sì, mi dà fastidio, ma molto meno di quanto pensiate.

Perché la verità è un’altra. La verità è che io ce l’ho con voi, pecore belanti. Non me ne frega un cazzo di Saviano, tanto so che non mi risponderà. A meno che questa foto venga piacciata e condivisa da un certo numero di pecore (o, magari, di individui). Mi state sul cazzo voi, a prescindere dal vostro pastore, che sia Berlusconi, Fini, Grillo, Renzi, Saviano o chiunque altro. Voi che siete risposti a ridere di qualunque cosa, voi che apprezzate l’ironia (documentati su cos’è, tecnicamente, l’ironia, invece di rompere il cazzo con regni scomparsi oltre 150 anni fa, borbonico o savoiardo che fosse: io l’ho usata, e bene, fino a prima di questo post, a cominciare dalla risposta a Saviano), finché non tocca il pastore su cui proiettate le vostre aspettative di giustizia in terra o in cielo. Pastore che osannate finché non vi stufa o finché non venite delusi da come si comporta quando ha ottenuto il potere che voi stessi gli avete concesso, così da potervi scandalizzare e rivolgervi a un nuovo pastore.

Ah, cazzo. Dimenticavo. L’accusa che io non ho le palle e quindi non ho il coraggio di puntare il dito ai casalesi. Vaffanculo tu, chiunque tu sia. Io nella mia vita il coraggio lo dimostro ogni momento, anche quando mi tengo a distanza dalle pistole per non lasciare un figlio senza padre. Chiedi a Saviano, vista la vita che fa, se farebbe un figlio. Ti ricordo, che Saviano ne paga i costi del suo puntare il dito, ma ne ha anche i vantaggi in termini di notorietà: tu ci vai in TV o su Repubblica tutte le volte che devi scoreggiare qualcosa? Io no. E tralascio i soldi. Mi dispiace per lui: non è nelle condizioni, o forse non è capace, di goderseli.

Insomma, sapete che c’è? Andatevene affanculo voi. In napoletano o in piemontese, come preferite.

Giovanni Giò Giò Giordano no problem… con la differenza che io ho spalato merda su papi sin da quando faceva il “re del mattone” … 😀

Domenico Sisinni 1. A me Saviano non piace, parla troppo; io ho commentato il “i campani sono superiori ai piemontesi”, stronzata che hai detto tu, di lui me ne frego.
2. Qui non si incolpano i piemontesi, casomai si parla degli ex regnanti. In ogni caso sono fatti storici documentati e anche se sono passati 150 anni i risultati si vedono ancora adesso. Ti piaccia o no.
3. Piantala di fare l’esaltato tipo mi state sul cazzo tutti, pecore a destra e a sinistra, i pastori, vaffanculo voi, topo gigio e gli aristogatti. Sembri un liceale in assemblea di istituto.

Riassumendo: rilassati, si sta solo discutendo; è anche vero che per farlo ci vorrebbero delle basi. Buona serata.

Alexfor La stronzata l’ha detta lui, la mia è una stronzata che segue logicamente, e ironicamente, alla sua.

Ah, di questi commenti, se interessa, ne ho fatto un post.

Domenico Sisinni Mai messo in dubbio il fatto che Saviano avrebbe potuto evitarsela.
Ho visto che hai fatto un post, non capisco il perché ma ho visto.

Alexfor Tu che hai parlato di MinCulPop ora parli di buone basi per la discussione? Ma ri-vaffanculo!

Domenico Sisinni In pratica qui funziona che l’ironia la fai tu e basta, gli altri ridono e se osano ironizzare partono i vaffanculo..democratica come cosa.

Alexfor Sì, infatti. Da MinCulPop.

Ripeto, l’ironia impara a farla, ché ti viene piuttosto male.

Domenico Sisinni E tu impara a capirla, visto che la sai solo fare (o almeno credi). E per concludere hai fatto un post con il contenuto della conversazione (concludendolo ovviamente con la tua risposta). Per farci bella figura immagino. Dio, dove sono capitato.

 
To be continued?

 

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Piccola precisazione sul “cazzetto”

Ho letto un po’ di cose in giro a proposito del tormentone che, come vi sarete sicuramente accorti (eh?), il sottoscritto ha lanciato nella blogosfera tutta, grazie al post precedentemente pubblicato: il tormentone del cazzetto.

E mi è sorto un dubbio: ma ci sarà davvero gente che ha pensato, leggendo il post (ribadisco: quel post), che quel riferimento fosse reale?

Dato che sono paranoico ed egocentrico, ma soprattutto poiché io alla privacy – mia e altrui – ci tengo infinitamente, preferisco fare questa piccola precisazione.

Io il membro del signor UMC non l’ho mai visto. Per cui non ne conosco le dimensioni né, soprattutto, mi interessa conoscerle.

Era solo una metafora.

 

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Corollario di Alexfor

Dunque Alexfor, come mai mi hai convocato?

– Eh, niente, volevo parlare dell’ultimo splendido post uscito ieri sul noto blog di Uomo Morde Cane, il cattivo più cattivo del Web. Diocane (cit), tra l’altro, com’è scritto bene, quel post.

E perché mai ne vuoi parlare?

– Perché questo post (urca che bello, ogni volta che ci penso mi bagno tutto) è una metafora, cioè si riferisce ad altro e non ai Beatles, e non capisco come mai UMC non l’abbia scritto esplicitamente. Cioè, un po’ di cosette le ha fatte per darlo a intendere, se guardi bene la successione dei post sulla sua pagina Facebook, ma secondo me tanti mica l’hanno capito.

Ok, ok. Ma dimmi, Alex, allora di cosa parla in realtà?

– Di Umore Maligno.

– Urca! Ma questa è una notiziona che farà infiammare la blogosfera tutta!

– È quello che mi aspetto.

Dunque, fammi capire… Lui sarebbe Paul?

– Sì.

E John, invece, chi è?

– Io.

Ma dai!

– Sì sì. Yoko, invece, è la mia compagna, Clara.

Porca troia! Ma allora ho capito, mi hai chiamato per rilasciarmi una smentita!

– No no, anzi, il contrario. Per confermare. Tutto. Tutto quanto.

Cioè? Praticamente tu e la tua compagna sareste gli artefici dell’uscita di UMC da UM (Cristo, qualcosa che ha a che fare con l’insiemistica non mi torna) e del suo prossimo, immagino, scioglimento?

– Non proprio. In realtà il piano è mio. Di lei, è vera la cosa dell’antropofagia.

Dai, Alex, smettila di scherzare.

– No no, è vero. Lei si nutre di carne umana. Non sai che fatica per tenerla buona, soprattutto agli inizi. Però se sai come procurargliela, diventa facile da gestire. Basta un cadavere fresco preso dagli obitori ogni 24 massimo 48 ore, quando ci prendi la mano ti ci diverti pure. Perché vedi, lei non è cattiva. O meglio, tu definiresti cattivo un leone perché uccide una gazzella? O un vampiro perché succhia il sangue? È una cosa compulsiva, la sua natura, non può farne a meno. Per me è estremamente utile, perché mi fa il lavoro sporco. Effettivamente lei ora ha in pugno tutti i membri residui di UM, li manipola facilmente, in base ai miei ordini, muovendo il clitoride (cit sua). E poi non sai, ma quando l’hai appena saziata, fa certi pomp…

Beh, dai, lasciamo stare questi dettagli intimi. Ma piuttosto dimmi… cazzo, questa incredibile rivelazione fa emergere un sacco di domande e ho paura di dimenticarne qualcuna. Ok, rispondi a questa: come mai ha scelto i Beatles? Loro erano quattro, voi non siete o eravate più di venti?

– Ah, questo non lo so, dovresti chiederlo a lui. Volendo entrargli nella testa come effettivamente amo fare, direi che per lui nel gruppo ci sono poche persone di riferimento, gli altri invece non contano un cazzo. Ma in realtà ciò che ho appena detto è una mia proiezione.

E Ringo, invece? Chi è?

– Ringo? Cristo, mi cogli in fallo. Parla anche di Ringo?

Sì, a metà post.

– Merda. Non lo so. Il problema, te lo confesso, è che ho problemi nella lettura dei post. Anche dei suoi, che però sono sempre bellissimi, almeno i pezzi che riesco a leggere. Diocristo quanto scrive bene quel blogger. In questo, purtroppo, a un certo punto sono saltato alla fine, a quando parla di Chapman. Ma almeno me l’ha messo il fauvismo?

No, mi dispiace. Ma cos’è ‘sta storia che non leggi i post? Neanche quelli di UM? O di Clara?

– No. È un problema terribile, che non riesco a risolvere. Tipicamente non riesco ad andare oltre al titolo. Metto “mi piace” così, per avere la gente dalla mia. Magari riesco a leggere dei pezzi di quelli di Fed-Ex o di Essere Disgustoso* (ommadonna quanto scrivono bene anche quei due, ma mai come UMC, cazzarola). C’è solo un autore i cui pezzi riesco a leggere completamente.

Chi?

– Alexfor. In verità sono costretto a leggerli, mentre li scrivo. E poi li rileggo centinaia di volte. Perché soppeso ogni parola, in modo da manipolare il lettore verso le mie posizioni.

E quali sono queste posizioni?

– Non lo so, devo ancora capirlo. Ma comunque il giochino mi riesce molto bene.

Ma dimmi la risposta alla domanda più importante: perché? Perché far uscire UMC da UM? Perché manipolare il resto dei componenti? Qual è il tuo obiettivo?

– Ovviamente, la conquista del mondo. Quello della satira italiana on line, per ora. Ma è chiaro che ci devo arrivare per gradi. Parto da una base di 400 fan, peraltro molto sfigati, per cui devo procedere come le aziende: per acquisizioni successive. Il mio piano prevede che ora io succhi a UMC i suoi 5.000 fan; poi, quando avrò convinto tutti i coglioni che ancora sono restii alla sottomissione ad andarsene, avrò anche i 15.000 di UM. Dopodiché, riallaccerò i rapporti con Stark e quell’altro, e mi impadronirò di Spinoza. E allora, il gioco sarà fatto.

Geniale! Ma come pensi di impadronirti dei 5.000 fan di UMC?

– Semplice: ora che ho dimostrato che sono più cattivo di lui, verranno tutti da me. DEVONO VENIRE DA ME, CAZZO! Ehm, scusa. E voglio quel premio, quello dei Macchianera, voglio essere io il cattivo più cattivo del Web.

Ma guarda che il premio di quest’anno è quasi assegnato, le nomination sono già state fatte…

– Ah sì? Vabbè, sarà per l’anno prossimo. Anzi,  l’anno prossimo il piano sarà compiuto, e saranno miei tutti i premi. TUTTI! AH AH AH…

Dai, Alex, devi calmarti.

– NON DIRMI MAI “DEVI”, È CHIARO? IO ODIO IL VERBO DOVERE, SPECIE SE USATO ALL’IMPERATIVO!

Ok, ok, scusa… Però ti prego, dimmi ancora di UMC. Com’è andata veramente con lui?

– Ehm, un attimo che mi calmo… Sì, ora va bene. Ok, senti. In realtà, quando l’ho conosciuto, il piano era diverso. Volevo che lui fosse mio alleato.

Ah sì?

– Certo. Voglio dire: conosco il cattivo più cattivo del Web e non lo sfrutto per soddisfare la mia brama di potere? Infatti l’ho portato dalla mia parte, e per un po’ di tempo, anzi parecchio, l’ho abilmente manovrato. Lui, come tutti sanno, è un tipo nervosetto. Basta saperlo innescare nel momento giusto e contro il bersaglio desiderato, ed è fatta. Un po’ come Clara, a parte la fatica nel nutrirla e i pompini.

E poi? Perché non l’hai tenuto dalla tua parte?

– Vuoi la verità?

Sì, certo. La blogosfera tutta non vede l’ora di saperla.

– Mi ha deluso.

Cioè?

– Sì, profondamente. Come uomo, e come cattivo. Cioè, i segnali per capire tutto furono chiari fin da quando lo conobbi un po’ meglio. Quelle poesie frocissime che scrive, i suoi modi un po’ effemminati, come si inalbera per ciò che ritiene “giusto” o “bello” o “vero”, tutte cose che lo rivelavano come un pacioccone dotato di una ferrea moralità. Per non parlare del fatto che avesse un blog sull’Unità. Ma non li ho voluti vedere. Li ho ignorati, cazzo. È il mio lato sentimentale, non ci posso fare niente. Fino a quel giorno…

Cosa? Quale giorno? Non farci stare così in ansia! Dicci!

– Era proprio l’anno scorso, di questi tempi. Lui era a casa mia, era venuto per la premiazione dei Macchianera. Andammo insieme, io, lui e Clara, a Riva del Garda. Una serata tremenda, per tutti. Io speravo che lui rivincesse il cattivo più cattivo, e UM la satira. Se così fosse successo, il mio piano si sarebbe rivelato in fase avanzata. Ma fu una disfatta. Ricordo ancora i suoi occhi lucidi quando vide quell’Anonymous… E il nome del suo omologo orsetto, il Professor Morte, sullo schermo…

Fu quello?

– No, fu dopo. Quando rientrammo e andammo a letto. Per caso, lo vidi nudo. Dio, non riesco a torgliermelo dalla memoria, quel cazzetto. Ché lui continuava a dire a tutti di avercelo enorme. E invece… Non riuscii neanche a farmelo succhiare da Clara, quella notte. La passai a capire come modificare il mio piano. Se ero arrivato lì, a un pelo dai Macchianera – seppure con un gruppo di sciamannati – un senso doveva pur esserci. E così pensai, studiai, orchestrai… Ed ecco il risultato. Lui stesso mi ha portato dove sono ora: i suoi fan, il suo titolo, i suoi amici, tutto quanto lui considera “suo” mi spetta di diritto.

Quindi non ricucirete?

– No, ci mancherebbe altro. Cioè, per me si potrebbero anche intrattenere delle relazioni pacifiche, ma mi rendo conto di averlo ferito in modo irreparabile. Ovviamente, l’avevo messo in conto.

Ora UM chiuderà?

– È esattamente quello che mi aspetto. O meglio: che chiuda l’associazione, quella di cui sono stato presidente – AH AH AH… – Così me lo lasceranno, e sarà mio, tutto mio. E di Clara, certo. Un re e una regina, un imperatore e la sua imperatrice.

Cosa farai quando sarà tuo? Un blog va tenuto in piedi. E, diciamoci la verità, tu e Clara non è che scriviate poi ‘ste gran cose.

– Beh, vedi, ho avviato da qualche tempo una cosiddetta “campagna acquisti”. Mi circonderò di persone fidate, delle specie di ghostwriter, dei bravi ma sottomessi autori che sosterranno l’ambaradan. Qualcuno sarà tra quelli che sono già in UM, altri saranno presi da fuori. Non è difficile, sai? Basta saper dare i giusti contentini. Qualche post firmato, il nickname in evidenza negli status, queste robe qui che una volta per sfottere Spinoza – loro sono i maestri – chiamavamo “Cencelli”.

Quindi traghetterai UM verso il crowdsourcing?

– Non da subito. Lo farò quando attaccherò Spinoza. Sto pensando di far credere loro che in qualche modo si “mangeranno” UM, rendendolo uno spin-off, come li chiamavano un tempo. Quando si accorgeranno che in realtà sta accadendo il contrario, per loro sarà troppo tardi.

Ripensando a tutto quello che hai detto, mi sto rendendo conto che non mi hai ancora risposto: perché? Perché fai tutto questo? Qual è il vero motivo? Perché sei così cattivo?

– Ma è ovvio! Perché mi diverte! C’hai presente il Joker di Nolan? Quello sì che è un vero cattivo, mica questi bamboccioni alla UMC.

Eddai, non essere così duro con lui. Che t’ha fatto?

– Te l’ho detto. Nulla, a parte deludermi.

Così tanto?

– Sì. Sai, nell’ultimo periodo di UM, ci siamo fronteggiati in maniera molto forte, molto veemente. L’ultima parte dell’attuale fase del piano era già in corso, ma ho comunque avuto una rivelazione, una folgorazione, che mi ha ulteriormente colpito.

Cioè?

– Ecco… Mentre eravamo lì che ci sfidavamo, a suon di quote, risposte argute da parte sua, provocazioni e manipolazioni da parte mia… È successo che ho compreso il vero significato del suo pseudonimo.

Non capisco.

– Non è facile da spiegare… Mi è apparso il senso di “Uomo Morde Cane”, come dal nulla. Peccato che non era come forse, in fondo in fondo, ancora speravo. Perché una parte di me ancora gli vuole bene. Però è andata così, e oggi è inequivocabile.

Cosa?

– Io sono l’uomo, e lui il cane.

 

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Il cosa e il come

Vi capita mai che pezzi della vostra vita di cui non capivate il senso improvvisamente si colleghino da soli, assumendo una conformazione inaspettata che rivela come un disegno, un puzzle, un qualcosa che si compone in una figura interpretabile? A me ultimamente sì, tra l’altro sempre più spesso.

Ripensavo qualche tempo fa alle lezioni di greco e latino assorbite e un po’ subite in gioventù, da parte del famigerato professor Vassallo, quello che diobono dovevi stargli dietro sempre perché non te ne perdonava una. Ricordo anche, purtroppo con una nebbia mnemonica che s’infittisce vieppiù, interessanti discussioni – si fa per dire, perché per quanto mi ricordi alla fine discuteva solo lui – su quale fosse il fine non solo della scrittura, ma dell’arte in sé. Un dibattito millenario iniziato da quei primi uomini che a un certo punto si erano ritrovati con del tempo da spendere in qualche modo, avendo identificato modalità più efficaci di procacciarsi il cibo, che sostanzialmente oscillava tra due poli: da un lato, gli assertori della ricerca del “bello” fine a se stesso (Frassica, per esempio), dall’altro coloro che erano convinti, e cercavano di convincere gli altri, che ci dovesse per forza un messaggio da veicolare, un insegnamento da trasmettere (l’esempio che mi viene sempre in mente pensando a questa sponda è l’intellettuale gramsciano, quello che educa e guida benignamente il povero proletario ignorante, tanto per capirci).

Mi intrigò da subito questo dibattito, soprattutto per la sua indeterminazione che mi ricorda – ecco un altro tassello che si collega proprio mentre scrivo – il bellissimo principio di Heisemberg. Troppe variabili non erano definibili, troppe domande senza risposta oggettiva o scientifica. Cos’è il bello? Come si misura la bellezza? E se invece è la sostanza che è importante, qual è il giusto “cosa” da promuovere? Perché una roba sì e un’altra no?

Mi sono ritrovato a proiettare questo dibattito su cose che mi capita di leggere oggi, sull’internet, nonché a dibattere io stesso con altre persone, inizialmente senza rendermene conto, su questo tema.

Ecco, nella cosiddetta blogosfera, leggo spesso cose improntate alla ricerca del bello, dello stile, del come. Sono quei post che mentre li leggi –  se sono scritti bene, eh – ti capita di ridere o di commuoverti o di incazzarti con la cosa con cui ce l’ha l’autore, ma poi finisci e ti ritrovi a dire a te stesso: “Embè? E quindi? So what?”. Se ti va bene, perché il più delle volte, semplicemente, fai un bell’ALT + F4 e dopo pochi minuti il post non ti ricordi neanche di averlo letto.

Altri post, quelli del cosa, li riconosci perché sono pomposi. C’è uno lì su una cattedra che ti spiega il perché e il percome, cosa devi fare e cosa no, cosa si dovrebbe cambiare perché il mondo diventi il paradiso. Se dice cose in cui ti riconosci, magari condividi o metti il tuo “mi piace”, altrimenti dici fra te un bel “ma vaffanculo”, indirizzato all’autore. E di nuovo tutto finisce con il solito ALT + F4.

Ho collegato questo dibattito con altre cose che mi intrigano. Come la convinzione di alcune filosofie / religioni orientali secondo la quale una delle peggiori trappole della mente umana è il cosiddetto “dualismo”. Quello schema di cui non ci rendiamo neanche conto, che ci porta a dividere la realtà – o meglio l’interpretazione viscerale, emotiva e razionale che ne diamo – in fronti contrapposti, tipicamente due: il bene e il male, il bello e il brutto, la destra e la sinistra, Beppe Grillo e Beppe Grillo, eccetera.

E mi son detto: “Ma porca puttana, ma perché devo per forza scegliere? Non posso perseguirli entrambi, il cosa e il come? Chi cazzo l’ha detto che uno esclude l’altro?”.

Ma certo!

Mica facile, però.

Per perseguire il come, devi essere bravo. Nel caso della scrittura – sembrerà banale – devi scrivere bene. Devi conoscere qualche tecnica e saperla mettere in pratica. O magari ti devono venire fuori, le tecniche, che neanche te ne accorgi. Magari scrivi un’epìtope – famosissima figura retorica che tutti voi sicuramente conoscete – ma neanche lo sai che t’è venuta fuori un’epìtope. Eppure è lì, scintillante e inebriante. Quanto mi piace, l’epìtope.

D’altra parte, per far risaltare un cosa – sembrerà banale anche questo – devi avere qualcosa da dire. Ma se leggi in giro ti renderai conto che c’è un sacco di gente che non ha un cazzo da dire. Sono quelli che fanno robe tipo oggettivizzare la realtà, utilizzando artifici facilmente riconoscibili e smontabili: per esempio banali induzioni aristoteliche uno-due-infinito che lasciano l’amaro in bocca, perché l’uno è un’immane stronzata, un assioma travestito da fatto. Sono quelli che scrivono sempre lo stesso post, perché una volta gli è venuto bene, quella volta che avevano qualcosa da dire. Quelli che inveiscono contro qualcuno per un certo motivo e poi ti accorgi –  ci vuole solo un poco d’attenzione – che quel motivo è proprio ciò che li porta a inveire. Sono quelli che non dicono la verità. Già, ma cos’è la verità? Chi la mette giù in assoluto, che sia il papa o l’ultimo dei blogger anonimi, sicuramente non te la sta dicendo. Perché l’unica verità possibile è quella individuale – che poi magari, scava scava, è uguale per tutti, ma questa è un’altra storia -. Se vuoi dire la verità, devi metterti in gioco, devi smontare tutto il pattume che hai nel cervello e negli altri organi interni, e vedere, piano piano, se riesci a tirare fuori qualcosa di tuo. Anche parlando degli altri, anche raccontando storie di personaggi inesistenti, grazie a tecniche che gli scrittori bravi conoscono bene e che consistono nel tirare fuori la verità di questi tizi, stando ben nascosti come un osservatore imparziale.

E niente, quello che vi volevo dire è che mi sono reso conto che io ci provo, a fare entrambe le cose. Non so quanto bene ci riesco, questo lo lascio valutare a voi.

Quindi, ora potete finire come preferite: con un bell’ “embè?” o un sonoro “ma vaffanculo”. L’importante è che ne segua il solito ALT + F4.

 

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È proprio un bel Cardinale

– Uè, cara, che si fa oggi pomeriggio?

– Ma non ci sono le partite?

– No, sono stasera, e il Gran Premio lo sai che mi annoia. Andiamo al centro commerciale di Bonola?

– Ma no! Si va in Piazza del Duomo.

– Ti sei rincitrullita? Lo sai che è pieno di extracomunitari: marocchini, albanesi, giapponesi, bergamaschi… Sarà dal ’90 che non ci andiamo la domenica.

– Ma c’è il Martini, il Cardinale! È pieno di bella gente, vedrai. Trentamila, dicono.

– Ah. Ok, andiamo a sentire ‘sto Cardinale.

– Ma che dici, ciccio? È morto!

– Oh, santo cielo! E che facciamo, andiamo a vedere un cadavere?

– Massì! Ci vanno tutti, e andiamo anche noi. Altro che centro commerciale.

– Va bene… Però prendiamo la metro, eh, ché lì il parcheggio è solo a pagamento.

– Ok, lascia pure le chiavi della Punto a casa.

– Però, ciccia, che coda. Ma non avremo fatto una cazzata?

– Zitto, dai. Guarda c’è anche la tivù.

– Oh Madonna, non mi sono neanche pettinato.

– Ma stiamo entrando in Duomo! Non bestemmiare, Cristo!

– Va’ che bello, sembra un faraone d’Egitto.

– Oh, ciccia, ma ‘sto Martini… Cos’è che ha fatto?

– E io che ne so? Ho letto sul Corriere che dialogava.

– E con chi?

– Con le altre religioni. Tipo il paganesimo, il budesimo, queste robe qui.

– Oh, ma non sarà mica uno di quelli che c’hanno fatto arrivare tutta ‘sta marmaglia di saraceni che stan qui fuori?

– Può darsi, però ora stai calmo. Intanto è morto: uno a zero per noi. E poi guarda lì, c’è pure un arabo. Un imàn, inàm, come diavolo è che si chiama. L’ha costretto a venire pure a lui, a quell’olivastro del viale Jenner, dove c’è la zanzariera.

– Eh?

– La moschea, lì, dai! Non stare sempre a farmi le pulci.

– Ma perché il Clooney ce l’aveva tanto su con lui?

– Cosa?

– Dai, non ti ricordi? No Martini…

– E smettila di fare le tue solite battute idiote! Abbi rispetto almeno per i morti, soprattutto quando sono gente importante.

– Va bene… Comunque, se ci pensi, m’ha fatto venire pure a me, che ho sempre votato comunista. Porco di un…

– Zitto, siamo in chiesa! Dio bono!

– Uff, che palle. Meno male che stiamo uscendo.

– Ehi, guarda lì. C’è una che la intervistano. Sembra la madre Maria Goretti.

– Chi?

– Zitto, fammi sentire.

– Il Cardinal Martini ha incarnato il verbo di Dio, la lectio divina che fa di ciascun cristiano un Cristo.

– Sì, un povero Cristo, di questi tempi.

– Basta! Fa’ silenzio! Avviciniamoci, ché magari ci riprendono.

– Ma lei cosa ne pensa delle polemiche che ci sono state riguardo la scelta del Cardinale di rifiutare l’accanimento terapeutico? Non pensa che, in questo modo, sia stata una sorta di eutanasia?

– Sarebbe? Ha rifiutato le cure?

– Eh sì. Un po’ come la Englaro e il Uèlbi, solo che quelli non volevano che schiattassero, questi qui della Chiesa. Invece a lui che era Cardinale gliel’han lasciato fare.

– Ma cosa c’aveva? Il cancher?

– Il Parkinson.

– Come il polacco?

– Sì, è un po’ che non lo si vedeva in giro, ma probabilmente tremolava tutto anche lui.

– Oh, ma come mai ‘sti preti o son pedofili o gli viene il terremoto?

– Boh? Sarà perché non ciulano abbastanza.

– Eh, ma allora verrà anche a me una delle due malattie.

– Ma piantala, pirla!

– Comunque secondo me se uno vuol morire deve poter morire. Come i culi, il Vendola per esempio: è giusto che si possano volere bene tra di loro e che c’abbiano le coppie dei fatti. Basta che mi stiano lontani, checche e moribondi.

– Tranquillo, non c’è pericolo. Brutto come sei…

– Uè, ciccia, guarda che a me mi guardano ancora con libidine e fini di lucro, molte donne e anche degli uomini, le volte.

– Sì, certo. L’importante è che non ti debba guardare io.

– Scherza pure. Comunque, tornando a bomba: ma l’era proprio un progressista questo Cardinale, eh?

– Eh sì, forse addirittura un po’ comunista come te. Secondo me il Ratzi lo odiava.

– Sì sì, vabbè. Però adesso andiamo, ché mi fanno male i piedi, a forza stare in coda.

– Va bene. Però hai visto che bello? Non t’è piaciuto?

– Certo, m’è piaciuto. E poi c’era proprio tante personcine a modo, come noi. Però speriamo che non muoia un altro Cardinale, ché domenica prossima preferisco andare a far la spesa.

 

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Per non dimenticare che ricordare non è un dovere morale

 

Mi dispiace, ma odio i vostri status, le vostre foto dell’orologio fermo alle 10:25, i vostri link alle canzoni di Guccini, che postate su ogni social network ogni 2 agosto di ogni stramaledetto anno. “Per non dimenticare”.

Non odio voi, eh, sia chiaro.

Odio ciò che scrivete. Odio il fatto che, una volta che avete scritto quelle belle cose, vi sentite il cuore in pace, senza neanche aspettare che arrivi il 3 di agosto. Dalla parte dei giusti, dei buoni, dei migliori.

Odio il fatto che non siete diversi dal ghostwriter di Napolitano, che affida la sua vuota solidarietà a un messaggio scritto con la solita retorica menenioagrippica, mentre guarda l’andamento dello spread e controlla se per caso ha da telefonare a qualche ignoto vincitore di medaglia d’oro.

Odio il fatto che nessuno, almeno così pare, si accorga che la categoria mentale dei buoni e dei cattivi, dei giusti e degli ingiusti, del bene e del male, quella è la vera assassina di sempre, a Bologna come altrove, per mano di un Fioravanti o di qualunque altro uccisore. Perché lui e chi altri c’era e chi altri è stato (Stato?) mandante – e non fate finta di non saperlo benissimo -, quando ha piazzato quella bomba era assolutamente convinto di essere nel giusto, di fare un male necessario, di perseguire un bene superiore.

Odio il fatto che mi facciate rivalutare quel coglione di Baglioni, ché la vita è adesso, non 32 anni fa.

E, se proprio voglio ricordare, pretendo di non farlo perché lo si deve fare. Pretendo di non vergognarmi se la stazione di Bologna preferisco vederla com’è ora.

E preferisco ricordare sentendo i brividi nella schiena che mi vengono leggendo un pezzo vero come questo.

Brividi che, appunto, sento adesso. Non 32 stramaledetti anni fa.

 

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The Cart of the Intents of P.D.

Nella foto, il segretario del PD Bersani tiene in mano il voluminoso documento sugli intenti del PD


 

Ieri il segretario del PD ha presentato la Carta degli Intenti del PD, un documento in cui il principale partito italiano – almeno stando ai sondaggi del PD – afferma solennemente l’intento di dotarsi, prima o poi, di una serie di intenti.

È stato dunque un momento fondamentale nella storia della Sinistra italiana, paragonabile solo a pochi altri che nel seguito andiamo a ricordare.

  • La fondazione del Partito Comunista Italiano, avvenuta nel 1921 a opera di Antonio Gramsci, al grido di “questi pezzenti di operai hanno bisogno di qualche intellettuale che li guidi”.
  • La prima volta in cui Nilde Jotti, a Odessa in Ucraina, riuscì ad infilarsi nel letto di Palmiro Togliatti travestendosi da Iosif Vissarionovi? Džugašvili, detto Stalin.
  • La storica scelta del Compromesso Storico dello storico segretario compagno Enrico Berlinguer, che poi coerentemente indicò la linea dura contro le Br quando rapirono Aldo Moro: “Se lo liberano, questo qui ci costringerà a governare”.
  • La presa di coscienza della base di aver avuto come segretario Alessandro Natta, il giorno in cui questi si dimise.
  • Il famoso discorsuccio di Occhetto al congressello della Bolognina.
  • Quell’aprile in cui l’ex Partito Comunista, dopo anni di lotta senza quartiere all’acerrimo nemico DC, riuscì finalmente a far eleggere capo del governo Romani Prodi, democristiano.
  • La fondazione del primo movimento girotondino, per merito di Nanni Moretti e del supercomputer HAL 9000.
  • Il momento in cui Walter Veltroni decise di correre da solo la mattina quando fa footing e lanciò il suo slogan “Sì, noi possiamo tradurre dall’inglese ‘Yes, we can'”.

Ieri Bersani, sventolando la Carta, è partito a spron battuto affrontando uno temi più scottanti del contesto economico europeo e mondiale: le coppie gay.

Bersani ha spiegato: “‘Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico”. Ecco, manco ‘sta roba dunque è farina del suo sacco.

“Riconosceremo le coppie omosessuali”, ha detto Bersani facendo l’occhiolino alla Finocchiaro. Che l’ha subito cazziato, facendo evidenti segni verso Paola Concia: “È lei la lesbica che ci rompe i coglioni per evitare che sia Vendola l’unico a cavalcare il tema dei diritti dei froci!”, gli ha bisbigliato con la sua voce da Amanda Lear.

Bersani ha dunque ripreso: “La nostra idea è chiara. Metteremo nero su bianco che le coppie omosessuali sono quelle composte da due persone dello stesso sesso. Vale a dire due uomini che stanno insieme, oppure due donne. Dobbiamo solo capire come regolamentare le coppie formate da una donna e un uomo che prima era una donna e poi s’è fatta impiantare il cazzo, oppure da due uomini nel caso in cui uno sia Marrazzo. Azzo. Ma i nostri esperti giuridici stanno lavorando alacremente a specificare vari commi, che conterranno le misure e le fattezze previste per gli organi sessuali, in modo che il riconoscimento si possa fare senz’ombra di dubbio. Il nostro disegno di legge sarà pronto presto, prestissimo. Più precisamente entro febbraio del 2014, momento nel quale sarà sottoposto alla ratificazione della base attraverso apposite Primarie”.

Bersani ha poi spiegato il ruolo del PD nell’attuale scenario politico italiano: “Vogliamo avviare un percorso di alternativa non a Monti, ma alle destre e alle loro politiche sbagliate. Quelle politiche che oggi Mario Monti sta mettendo in pratica, anche con il nostro sostegno”.

“Eh?”, gli hanno fatto eco in coro i giornalisti.

“Scusate, volevo dire che noi costruiremo un’alternativa a queste forze che oggi governano così malamente. Questo PD, che sostiene con colpevole ignavia una serie di atti che non fanno che distruggere quel poco che rimane della classe operaia…”

“Pier Luigi, che cazzo stai dicendo?”, l’ha interrotto Fassina.

“E tu chi sei? Come ti chiami? Piera?”, l’ha apostrofato argutamente il segretario. Poi ha ripreso: “Noi stiamo facendo una cosa estremamente difficile, che ci porta ad assumerci anche responsabilità non nostre. Stiamo indossando i panni del cattivo, delle destre, per far emergere le loro contraddizioni. Io per esempio sono pelato come Berlusconi, compio gli anni il suo stesso giorno e non so fare un cazzo come lui. Solo non scopo. Mai. Neanche mia moglie. Ma il gioco sta funzionando. Altri, meglio di noi, hanno definito questo esercizio pericoloso ma irrinunciabile ‘rovesciamento logico‘”.

L’incomprensibile vociare dell’Onorevole Argentin, sobbalzante sulla sua carrozzella, non ha potuto interrompere lo sproloquio di Bersani, che ha proseguito come se niente fosse. “Sosteniamo questa fase di transizione in quel che ci piace e in quel che non ci piace, a cominciare dalla vicenda esodati su cui va trovata una soluzione. Per noi è chiaro che essi vanno contati uno a uno e poi condotti sulle spiagge del Mar Rosso; a quel punto interverrà Mosè che…”.

Ed è stato in quel frangente che il povero segretario ha perso i sensi. È rinvenuto poco dopo, farfugliando strane frasi quali “Massimo, ti prego, dimmi qualcosa che posso dire. Qualcosa di sinistra. Anche qualcosa non di sinistra, ma dimmi qualcosa che posso dire!”, e poi “Anna Finocchiaro succhia i cazzi! Per quello c’ha ‘sta voce, non perché fuma venticinque cubani al giorno!”.

Sostenuto da Enrico Letta, ha ripreso con fatica il suo posto, facendo un ultimo sforzo per concludere la conferenza stampa.

“Domani avrò un incontro con Vendola, giovedì con i rappresentanti del Terzo settore e così di giorno in giorno”. Ancora Vendola, e poi il terzo settore. Per sempre. Finché morte non li separi.

 

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Comprami, io sono in vendita

Immagina rubata a non so chi, io l'ho trovata con google images e se ci cliccate sopra arrivate al posto in cui l'ho presa

Immagina rubata a non so chi, io l’ho trovata con google images e se ci cliccate sopra arrivate al posto in cui l’ho presa


 

Continuano a dirci che siamo sull’orlo del default – che, in italiano, si dice fallimento. C’è ‘sto spread che ci fa impazzire, e non abbiamo neanche capito ancora bene cosa sia. Pare sia qualcosa legato al rendimento dei Buoni del Tesoro, ma a me mica è chiaro perché cazzo lo quotino tutti i santi giorni, e non quando ‘sti Buoni per modo dire vengono collocati.

Il Monti ci dice che ‘sto spread non è ragionevole, che bisognerebbe tornare all’economia reale. Non capisco se si riferisca ai Savoia, boh?

Ma proviamo a prendere ‘ste cazzate per buone. Dai, tentiamo.

Questi signori ci stanno dicendo che l’Italia (fermiamoci qui, ché se andiamo oltre, che ne so a Grecia e Spagna, è un casino, e poi probabilmente valgono gli stessi ragionamenti) è come un’azienda. Questa azienda va bene, dicono. C’ha i conti in linea. Da un punto di vista economico le cose girano, tutto sommato, anche se potrebbero andare decisamente meglio.

Non so chi di voi capisce di queste menate – sappiate che io sono, anche in questo caso, autodidatta -, ma il punto è che gli affari, visti in un tempo attuale e limitato, vanno discretamente bene: si fanno ricavi (entrate tributarie), si fattura (i 730, per dire), si riducono i costi (tagli ovunque e spending review), quindi si fa margine o profitto, come preferite, e il cosiddetto “avanzo primario” (differenza fra ricavi e costi sull’anno) scende.

Il problema che abbiamo è di carattere finanziario. Vale a dire che riguarda la cassa. L’economia complessiva gira nel verso giusto, ma non ci sono i soldi per pagare dipendenti e fornitori (si veda il caso dei comuni che, pare, non sanno se bonificheranno gli stipendi di agosto).

Ciò vale, effettivamente, per l’Italia come per qualunque azienda, grande o piccola che sia. Tu lavori, vendi e produci, ma i soldi che ricavi dai prodotti che realizzi o dai servizi che fornisci li vedi dopo parecchio tempo. In Italia, poi, la cosa è parossistica: il pagamento tipicamente avviene a 120 giorni – Centoventi! Sono quattro mesi! E dopo che hai fatturato, eh, cosa che può avere luogo parecchio tempo dopo che hai consegnato l’oggetto della transazione – è così, è prassi abituale. La pubblica amministrazione, poi, paga anche con termini decisamente più lunghi. Quando paga.

Ma gli stipendi, quelli vanno pagati ogni mese. Non c’è santo, se così non succede l’azienda per cui lavorate non gode proprio di ottima salute.

Le aziende, per la cassa, ricorrono spesso alle banche, che prestano denaro liquido (anzi ormai gassoso, visto che gira solo nei computer), facendo debiti e rimettendoci in interessi. Ma questo genera un circolo vizioso che, se il business non va bene, provoca la morte, il fallimento dell’azienda. Le banche, se non prendono indietro capitali prestati e interessi, le aziende se le mangiano.

Occhio che dire che “il business va bene” significa fare ottimi volumi in termini sia di ricavi che, soprattutto, di margini (ricavi meno costi). I margini, nel caso di un’azienda in difficoltà finanziaria, servono all’imprenditore non per fare utili, ma per pagare gli interessi alle banche . Margini che così se ne vanno, diventando i profitti delle banche. Che non è che sono “cattive”: fanno quello di mestiere.

Prima di fallire, un’azienda che non sia proprio piccolina può decidere di attuare delle cosiddette misure strutturali. Che cazzo sono? Quando si parla dell’Italia come fosse un’azienda, non ce lo spiegano. Non ci spiegano, per esempio, chi siano i proprietari di quest’azienda.

Eh? Come? Dite che siamo noi? Figa, non me n’ero accorto che le tasse che pago fossero un continuo aumento di capitale che l’azienda di cui sono azionista mi richiede.

Già, ma l’impresa Italia che forma societaria ha? Quant’è il capitale sociale? Dov’è versato, alla Banca d’Italia? Gli enti locali cosa sono, delle controllate? Qual è la catena di controllo? I comuni sono delle province che sono delle regioni che sono dello Stato, oppure tutti gli enti locali sono posseduti direttamente dallo Stato? I cosiddetti trasferimenti, quelli che oggi sono troppo pochi, sono a tutti gli effetti delle transazioni intercompany come avviene tra una holding e le sue controllate? C’è del valore aggiunto in queste transazioni? Viene pagata l’IVA su questa plusvalenza?!

Ma torniamo a noi, azionisti dello Stato. Il nostro Amministratore Delegato ci dice che ha fatto tutto il possibile, ma in realtà non è vero. Ha solo mascherato con nomi molto fashion, tipo spending review, ciò che il precedente Chief Financial Officer, quello col cognome suo ma triplo, chiamava più onestamente tagli. Ha aumentato un pochino i ricavi, spremendo ulteriormente gli azionisti. Ma nulla di davvero coraggioso è stato fatto.

Potevano essere fatte cose un pelino più ardite. Tipo una riforma fiscale che incentivasse il pulito, il non-nero. Per esempio permettendo a chi compra una cosa fatturata regolarmente di detrarre parte dell’IVA dall’imponibile IRPEF, per dire. Sì che lo si prenderebbe a calci in culo, se così si facesse, l’imbianchino o il mobiliere che ti dice “Dotto’, sono 1.000 con la fattura, 700 senza”. Persino Bersani – Bersani! – ha fatto cose decenti in questo senso, ma davvero troppo piccole.

Si poteva pensare – la sparo grossa – di legalizzare la mafia. Già, perché il fastidio che dà la mafia, dai punti di vista meramente economico e finanziario, è che essendo fuori dallo Stato lavora in nero, non paga le tasse. E questo danno è molto maggiore, sempre guardando solo il vil denaro, rispetto a quello che produce obbligandoci ad assoldare fior fiore di magistrati, carabinieri, finanzieri e poliziotti, a predisporre processoni e carceri duri, a far lavorare i netturbini che puliscono le strade quando vengono sporcate di sangue.

Ma ormai credo sia tardi per iniziative di questo genere.

Non possiamo più neanche trasformare l’Italia in una Società per Azioni e quotarci in borsa. Di fatto lo siamo già, emettendo ‘sti cazzo di Buoni. E gli investitori non si fidano. Le agenzie di rating fanno anch’esse solo il loro mestiere. Qualcuno chiede loro: “Tu le compreresti le azioni o le obbligazioni di questi qui?”. “Ma sei scemo?!”, rispondono.

L’ultima risorsa che un’azienda ha per evitare il fallimento – e badate che il fallimento è una situazione estrema, che non conviene a nessuno, tantomeno a creditori e finanziatori – è quella di dismettere gli asset.

Un’azienda non dispone solo di una cassa, magari vuota. In genere ha anche un patrimonio, fatto di cose che ha comprato o realizzato investendo. Questi asset possono essere anche pezzi – o rami – dell’azienda stessa. Possono essere anche, come ultima ratio, l’azienda nel suo complesso.

Vendiamo, porca di quella troia. E non le aziende statali, ché tanto non ci sono neanche più. Vendiamo pezzi dell’Italia, ché quelli valgono, e tanto.

Vendiamo le spiagge ai francesi, loro sapranno come valorizzarle. Vi basta confrontare la Liguria con la Costa Azzurra: il mare è lo stesso.

Vendiamo il Colosseo ai Giapponesi, il Duomo di Milano agli Svizzeri, Venezia e Firenze agli Americani.

Vendiamo gli ospedali pubblici a una multinazionale specializzata, invece di regalarli a Comunione e Liberazione. Vendiamo l’Inps alla GeniaLloyd o alla Quixa: loro faranno tutto tramite call center, ci faranno gli auguri se li chiamiamo il giorno del nostro compleanno e saremo tutti più felici.

Oppure potremmo pensare a un bel break up, volgarmente – cioè in italiano – detto spezzatino. Sì, Cristiddio, la Padania! Ecco a cosa serve! Facciamo la bad company (la Terronia) e lasciamo ‘sti meridionali fannulloni a cuocere nel loro brodo. Ma ricordiamoci, o valorosi Padani, che se non sono completamente rincitrulliti ci chiederanno di accollarci una parte del debito, quello accumulato negli anni e che si misura in fantastiliardi di euro. Se vogliamo essere realistici, questa quota dovrà essere proporzionale al PIL prodotto dai due pezzi divisi. E in questo caso saranno cazzi.

Anzi no, sapete che c’è, azionisti italiani tutti? Vendiamo l’intero ambaradan. Vendiamo l’Italia. Vendiamola ai cinesi, che tanto c’hanno già una buona fetta del nostro debito, e se falliamo saranno loro i primi a bussarci alle case per pignorarci i beni.

Sanciremo nell’accordo di vendita che ci lascino le cose che davvero ci interessano: la nostra amata e sacra Costituzione, le centinaia di migliaia di leggine e regolamenti, il doppio turno uninominale proporzionale rovesciato con avvitamento, Striscia la Notizia e quattro squadre in Champions’ League.

C’avremo anche la nostra bella indipendenza. Eleggeremo direttamente il Capo del Governo, il Presidente della Repubblica, il Papa e Miss Italia. Anche quella “nel mondo”, dai.

E la nostra classe dirigente sarà ancora quella di sempre, quella che tanto, in fondo, amiamo, che sia politica oppure tecnica. Ci guiderà e ci difenderà dal nuovo e tutto sommato assai benevolo padrone.

E non ci faremo caso più di tanto quando ci accorgeremo, passato qualche anno, di avere tutti gli occhi un po’ a mandorla.

 

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